GENERAZIONI

Ala, Alessandro Secchi: una storia nel vino puntando sempre alla qualità

Quest'anno l'imprenditore di Serravalle festeggia i trent'anni della trasformazione aziendale da cantina che vendeva sfuso a realtà vitivinicola di 4 ettari che lavora e imbottiglia il prodotto: ogni anno circa 15 mila pezzi destinati prevalentemente al Triveneto ma anche all'estero

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CARLO BRIDI


La storia di questa settimana, viene dal comune di Ala, frazione di Serravalle, ed è la storia di un imprenditore agricolo, un vignaiolo, che quest’anno festeggia i 30 anni della trasformazione aziendale da cantina che vendeva sfuso a realtà che lavora e imbottiglia il proprio vino.

Parliamo di Alessandro Secchi, che agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso decise di valorizzare le proprie uve costruendo ed aprendo una cantina famigliare nuova. 

Siamo in presenza di un’azienda vitivinicola di 4 ettari sulla quale si producono sia bianchi che rossi. Fra i vini bianchi un ruolo centrale lo gioca lo Chardonnay base spumante, mentre fra i rossi si sta scoprendo un grande vino, il Pinot Nero.

Ma ecco le principali varietà di uve coltivate: fra i Bianchi lo Chardonnay e il Gewurz traminer; fra i rossi: Pinot nero, Lagrein, Cabernet sauvignon e Merlot.

Ogni anno il vignaiolo produce e commercializza circa 15 mila bottiglie di vino. «I principali mercati - spiega - per i vari tipi di vini sono gli hotel e i ristoranti della regione e del Triveneto, ma abbiamo anche clienti privati del centro e nord Europa».

Il vignaiolo di Serravalle, ha pensato anche alla possibile trasformazione dell’azienda in biologica, ma per ora è un passo non compiuto, anche se notevoli evoluzioni su questo argomento sono state fatte. «Credo - osserva - che ci siano notevoli criticità climatiche che necessitano di ulteriori valutazioni».

Secchi, il mercato dei vini rossi da qualche anno è sempre meno vivace, sono passati i tempi della grande domanda perché si sono ridotti i consumi: lei come se la cava? 

«I vini rossi fanno riferimento ad un pubblico che cerca ed apprezza nicchie di produzione espressioni di un territorio e del vignaiolo, valorizzazione dell’artigianalità e unicità del prodotto offerto. La potenzialità turistica e la qualità riconosciuta dell’offerta trentina sono importanti elementi di interazione direi necessaria tra territorio e prodotti di nicchia che sono l’espressione della qualità di prodotto di filiera locale».

Quali sono i vini rossi più richiesti?

«Abbiamo di sicuro il Pinot nero, come già accennato, ma anche il taglio bordolese.

Mentre fra i vini bianchi fermi le varietà coltivate sono lo Chardonnay, il Gewurz traminer e il Pinot grigio, prodotti che possono essere ben valorizzati singolarmente come pure ricoprire un importante ruolo di complementarietà in bland.

L’azienda produce anche le basi spumante di Chardonnay e Pinot nero in primis, che raggiungono importanti livelli nella freschezza, fruttato e “mineralicita” creando senza dubbio un unicum nel panorama della produzione delle “bollicine”».   

Perché la scelta di passare dalla vendita all’ingrosso all’imbottigliamento?

«La vendita all’ingrosso era una tradizione di famiglia, fino agli inizi degli anni Novanta, impostata sulla produzione di un prodotto vino semilavorato che andava ai più esigenti imbottigliatori.

Poi anche il cambio importante della domanda è stato un input per l’avvio della seconda fase della nostra storia, gli affinamenti dei vini e la linea di imbottigliamento.

Non dimentichiamo che il vino ha un elevato contenuto culturale ed è su questo che si deve puntare, valorizzando il valore intrinseco non solo del vino ma anche dell’intera filiera agro alimentare».

Come cambiano i gusti del consumatore?

«L’evoluzione in questi anni, è stata molto importante, ma secondo me manca ancora qualcosa sul piano culturale e sono convinto che spetta più che altro al produttore dare un messaggio forte per valorizzare l’alta qualità di ogni singolo prodotto. Non dimentichiamo che ognuno di noi è un piccolo presidio del territorio. Come lo è ogni singolo produttore».

Qualche aspetto particolare delle vostre scelte produttive

«La nostra vinificazione attuale punta anche sul Pinot Nero che sta dando una risposta molto interessante sul mercato, anche se è un vino difficile da produrre ed è rivolto ad un consumatore molto esigente e preparto, ma anche altri bordolesi. 

Per completare la nostra offerta, abbiamo anche una piccola attività di produttori di olio di oliva da oltre 30 anni, che esprime una completa espressione di artigianalità».

Tornando indietro rifarebbe la scelta professionale? Come vede il futuro e quali i progetti principali?

«È stata una scelta sentita allora, come lo è anche oggi, arricchita di esperienze e di insegnamenti. Per i progetti, penso a interventi strutturali nei vigneti, puntando sempre sulla qualità. Al futuro si guarda sempre con rinnovato entusiasmo, l’importante è saper cogliere le nuove opportunità e le continue evoluzioni».













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