Wwf: i testimoni denuncino le azioni di bracconaggio ittico
La sezione Bergamo Brescia dell'associazione ambientalista lancia l'allarme su un fenomeno di illegalità presente anche nel lago di Garda e che rappresenta una delle principali minacce per gli ecosistemi acquatici in Italia
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Il Wwf Bergamo Brescia interviene sull’annosa questione del bracconaggio ittico nel lago di Garda che rappresenta una delle principali minacce per gli ecosistemi acquatici in Italia, si legge nel comunicato, con ripercussioni devastanti sulla biodiversità e sulla sostenibilità delle risorse marine e fluviali.
Nonostante le normative vigenti, questo fenomeno continua a proliferare, alimentato da controlli inadeguati da parte delle autorità provinciali, da una demotivazione diffusa tra i cittadini – in particolare i pescatori sportivi – e da un sistema sanzionatorio che, in molti casi, non risulta sufficientemente deterrente.
Analizziamo il problema e le possibili soluzioni, partendo da esperienze reali riportate da appassionati del settore.” Una delle cause del dilagare della pesca di frodo è la carenza di personale nelle province gardesane.
La denuncia del Wwf: «Le guardie provinciali, competenti in materia, sono spesso sottodimensionate, con organici ridotti che non permettono un monitoraggio costante dei fiumi, laghi e coste. Questa mancanza di risorse si traduce in interventi sporadici e reazioni lente alle segnalazioni, creando un circolo vizioso di inefficienza.
"Tanto non escono", è la frase che riecheggia tra i pescatori sportivi, che assistono impotenti a violazioni flagranti come l'uso di reti illegali, elettrofishing o pesca in periodi di divieto, ma finiscono per scoraggiarsi e non denunciare.” Il risultato è però quello di molte specie ittiche a rischio d’estinzione e gravi danni all’equilibrio ecologico.
Secondo il Wwf, i pescatori sportivi sono ormai testimoni demotivati al di la che siano appassionati che frequentano le acque per hobby e che hanno un occhio allenato per riconoscere le irregolarità.
«Tuttavia, la frustrazione per la percepita inerzia delle autorità li porta a un comportamento passivo: invece di allertare immediatamente le guardie, si limitano a filmare le scene con lo smartphone e a condividere i video nei gruppi WhatsApp dedicati alla pesca.
Qui, tra lamentele e discussioni accese, il problema rimane confinato a una bolla virtuale, senza tradursi in azioni concrete. Questo approccio, seppur comprensibile, aggrava la situazione. I video circolano, ma senza una denuncia formale, i bracconieri continuano indisturbati. "Ho visto tutto, ma a che serve chiamare se non intervengono?".
Il Wwf indica quali possano essere degli utili canali alternativi per contrastare il bracconaggio: in caso di violazione in corso, è fondamentale chiamare immediatamente il numero unico di emergenza 112», scrive l'associazione.
I carabinieri, che rispondono 24 ore su 24, intervengono rapidamente per accertare i fatti e, se necessario, sequestrare attrezzature illegali. Successivamente, passano il fascicolo alla provincia competente per la pesca, che gestisce la parte amministrativa e giudiziaria, anche il giorno dopo.
«Un esempio emblematico è quello di azioni di bracconaggio all'interno di porti o aree costiere. In questi casi, basta contattare la guardia costiera al numero 1530, operativa h24 e con tempi di risposta rapidi.
Come nel video circolato recentemente tra i gruppi di pescatori, dove bracconieri operavano in un porto: un intervento tempestivo della guardia costiera avrebbe fermato tutto sul nascere, con successivo passaggio del caso alla provincia per le sanzioni. Questi corpi, dotati di maggiore mobilità e risorse, fungono da "ponte" verso le autorità locali, bypassando i ritardi burocratici», conclude il Wwf.