Il caso

Dal Garda i tori meccanici per gli Usa, allarme dazi: «Niente aiuti, le aziende chiudono»

Il grido dei produttori di attrazioni, l'imprenditrice Erika Tessarolo di Manerba: «Produciamo le Ferrari di questo settore, con una tecnologia inimitabile, ma con il 15% di tasse doganali tutto diventerà difficile»


Paolo Rubino


Nicchia di eccellenza del made in Italy, teme i dazi anche l'azienda leader nella produzione di tori meccanici, le 'bull riding machine', giostre tipiche della cultura americana del rodeo eppure prodotte, le migliori al mondo, a Manerba del Garda.

L'allarme che lancia l'imprenditrice Erika Tessarolo è anche per l'intero settore dei produttori di attrazioni - giostre, giochi, attrezzature per parchi divertimento - già minacciato dalla sfida di un cambio generazionale che mette a rischio preziose competenze artigiane.

Erika Tessarolo (qui nella foto concessa all'Ansa)  ha fatto dell'azienda di famiglia M.Art Technology l'impresa leader nel mondo nella produzione di tori meccanici con il brand 'Show Games'. Ed è la portavoce di Confartigianato Costruttori di Attrazioni.

"Fino ad oggi tariffe doganali zero", ora è allarme per i dazi di Trump, avverte: "Se si mette il 15%, possiamo anche essere i più bravi del mondo ma se il cliente non può permetterselo diventa difficile".

L'azienda "ha superato la chiusura della Russia: era un mercato forte per le attrazioni, preferivano quelle le italiane, le migliori per qualità e sicurezza. Oggi c'è anche il mercato arabo, un buon export ma non è stabile. Ora ci mettono un dazio sugli Usa: dove andiamo a vendere?

Così il settore va sempre più a perdersi, le aziende chiudono", avverte: "La vedo veramente dura per questo settore. È un peccato, perchè come made in Italy siamo tutte aziende leader, di qualità riconosciuta nel mondo, inimitabile. Eppure in Italia non abbiamo neanche un codice Ateco che ci individui: questo settore non ha mai avuto fondi, sostegni, aiuti".

Adesso "abbiamo bisogno di una attenzione che non c'è mai stata. L'appello è che lo Stato si ricordi di noi. Molti non sanno neanche che esistiamo. Confartigianato ci ha dato una voce".

"Sono cresciuta in queste imprese, questo settore l'ho visto da bambina dall'azienda creata da mio padre: vedere oggi queste difficoltà è un grande dispiacere", dice ancora l'imprenditrice: quella della sua azienda è una delle storie simbolo del made in Italy.

Nasce dalla passione del padre, Ugo: "Lo conoscono nel mondo con il soprannome di Tex, appassionato del mondo western e country americano aveva capito che questi prodotti li possiamo fare in Italia molto meglio di come vengono fatti negli Stati Uniti, con la tradizione dei nostri artigiani, materiali di alta qualità, tecnologie".

Per i tori meccanici "una tecnologia proprietaria permette un movimento talmente reale da essere impossibile da replicare".

M.Art Technology esporta il 70% negli Stati Uniti, il 20% in altri Paesi, solo il 10% resta in Italia.

"Il rodeo è uno sport nazionale degli americani ma se vogliono qualcosa di veramente buono devono acquistarlo in Italia. Produciamo le 'Ferrari' di questa nicchia".

Nel settore delle attrazioni Confartigianato conta 673 imprese, di cui 223 artigiane, con 2.734 addetti. Ha un export di 403 milioni, di cui ben 66 verso gli Stati Uniti. Seguono la Francia dove esportiamo prodotti per 43,4 milioni, la Germania (36,8 milioni), Regno Unito (30,1 milioni), Messico (23,6 milioni). La sfida generazionale? "Serve attenzione sugli artigiani. Se mancano, chi realizzerà più queste cose?". (ANSA)

 













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