Territorio

Piccoli frutti e fragole, a Vigalzano il punto sul settore trentino

Alla sede di Vigalzano della Fondazione Edmund Mach incontro dedicato a fragole e piccoli frutti, ultimo dei convegni di settore che hanno coinvolto oltre 900 agricoltori. In Trentino il comparto conta circa 400 ettari coltivati e un fatturato superiore ai 25 milioni di euro, con la produzione raccolta in gran parte dalla Cooperativa Sant'Orsola e con il contributo anche di Melinda. Tra i temi discussi nuove varietà, innovazione e difesa biologica dalla Drosophila suzukii


Carlo Bridi


Convegno ieri presso la sede periferica della Fondazione Edmund Mach di Vigalzano, con tema i piccoli frutti e le fragole. Si tratta dell’ultimo dei convegni di settore organizzati dalla FEM: sono già stati fatti quelli sulla frutticoltura, sulla viticoltura, sull’olivicoltura, sulla floricoltura e sulla zootecnia, coinvolgendo oltre 900 agricoltori.

Il comparto dei piccoli frutti — mirtillo, lampone, ribes e more — e quello delle fragole coprono in Trentino una superficie di circa 400 ettari, dei quali poco più di 100 coltivati a fragole. Seguono il mirtillo, il lampone, la mora e il ribes. Il fatturato è tutt’altro che marginale: si parla di oltre 25 milioni. La maggior parte della produzione viene raccolta e commercializzata dalla Cooperativa Sant'Orsola, ma da alcuni anni si sono inserite anche Melinda e altre cooperative frutticole e orticole del Trentino. Sono i dati gentilmente forniti dal dott. Tommaso Pantezzi, che ha moderato il convegno.

Partito in sordina ormai una cinquantina di anni orsono, il comparto, grazie al supporto dell’allora servizio di assistenza tecnica dell’ESAT e della coop. Sant’Orsola, si è andato sviluppando e oggi sono oltre un centinaio le aziende professionali che coltivano in esclusiva piccoli frutti, fragole e ciliegie. Una larga parte della produzione proviene però anche dai part-time di molte zone di montagna, che hanno in queste colture un’integrazione di reddito familiare molto interessante.

Negli anni ci si è resi conto che c’era bisogno di introdurre nuove varietà di lamponi, cosa che ha fatto molto bene la Sant’Orsola con il “Lampone Sant’Orsola”, tra le varietà resilienti, con un notevole miglioramento della qualità. Lo stesso discorso vale anche per le fragole. Di questi temi, oltre che della difesa, hanno parlato i tecnici della Sant’Orsola ma anche quelli della FEM.

L’incontro è stato introdotto dal sostituto direttore generale e dirigente del Centro di Trasferimento Tecnologico, Maurizio Bottura, che ha evidenziato la volontà di riportare sul territorio le attività di sperimentazione condotte dalla FEM. La parola è quindi passata ai ricercatori che, dopo aver parlato di approcci innovativi al breeding tradizionale di Berrytech-IBS, hanno trattato il tema delle nuove varietà di fragole e piccoli frutti del programma di breeding, affrontando poi la difesa biologica dalla Drosophila suzukii: ecologia, controllo biologico e valutazione di una tecnica di attract and kill e di parassitoidi specifici come la Ganaspis kimorum, che hanno dimostrato un’efficacia elevata fino al 70%.

Purtroppo uno dei problemi più grossi emersi è quello dell’innalzamento della temperatura invernale e primaverile fino al periodo del raccolto, cosa che ha causato una notevole riproduzione degli insetti. È stato evidenziato come si assista a una loro crescente adattabilità agli ambienti di coltivazione dei piccoli frutti in Trentino, come in molte altre zone d’Italia e nel mondo.

(Foto Marco Parisi FEM) 













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