Agricoltura

Vino Santo, segnatevi la data: torna la tradizionale spremitura

Dopo due anni di sospensione per la pandemia, appuntamento sabato 9 a Santa Massenza. Marco Pisoni: «Quest’anni qualità altissima»



SANTA MASSENZA. Torna dopo due anni di sospensione causa pandemia, la cerimonia di spremitura dell’uva passita della varietà Nosiola rimasta sui graticci dallo scorso settembre ed ora, un’uva che grazie all’Ora del Garda  ha fatto la muffa nobile che la rende pronta per essere spremuta e trasformata nel più classico dei vini trentini: il Vino Santo.

La cerimonia ufficiale con la presenza del Gran Maestro della Confraternita della vite e del vino, che darà l’avvio alla spremitura si svolgerà a Santa Massenza sabato 9 aprile ad ore 17 a conclusione di una serie di eventi che stanno coinvolgendo la Valle dei laghi per l’intera settimana, nell’ambito della manifestazione DiVinNosiola. 

L’evento come da tradizione si svolge in apertura della Settimana Santa a turno presso le cantine dei soci dell’associazione, quest’anno è il turno dell’antica distilleria da Lorenzin di Giovanni Poli. Questi è rimasto uno dei sei produttori singoli che portano avanti la gloriosa tradizione del Vino Santo all’interno di un’apposita associazione: “L’Associazione Vignaioli del Vino Santo”. Questi nomi dei magnifici sei: azienda Pedrotti, azienda Pisoni di Pergolese, Giovanni Poli, Maxentia, Pravis, Francesco Poli e la Cantina sociale di Toblino. Alla presidenza dell’associazione si trova Francesco Poli.

Con l’occasione non mancheranno gli assaggi per tornare a condividere il rito che la comunità più amplia, quella che abita la Valle dei laghi e quella che arriva appositamente da diverse parti per incontrare trazioni e produzioni. Le aziende promotrici assieme al Consorzio Vignaioli del Trentino, alla Casa Caveau Vino Santo, Slow Food Trentino Alto Adige Sudtirol e Garda Trentino si augurano che anche quest’anno l’evento si trasformi in una festa di popolo del Vino Santo.  

Il Vino Santo Trentino, presidio di Slow Food, «è il frutto del lavoro di quanti credono che sia ancora necessario attendere il tempo giusto per le cose buone», afferma Marco Pisoni convinto appassionato produttore di questo nettare assieme al cugino Stefano. «Quelle che raccontiamo sono tradizioni collettive, saperi condivisi, memorie passate e passioni presenti. Un prodotto a cui solo l’attesa della maturazione, della raccolta, dell’appassimento, della torchiatura, della fermentazione, dell’invecchiamento da quel sapore e colore oro unico che rende il Vino Santo Trentino un unicum».

Ma quant’è la produzione di questo vino quest’anno? Lo chiediamo a Marco Pisoni: «Siamo partiti da una produzione molto scarsa di uva Nosiola, che poi a causa delle condizioni climatiche molto secche si è asciugata più del solito, quindi la resa è molto scarsa e anche la produzione del nostro Vino Santo sarà fra le più scarse degli ultimi anni. In compenso la qualità è altissima e sicuramente ci darà grosse soddisfazioni fra un minimo di 5 anni quando le bottiglie prodotte ora saranno stappate».

Pisoni precisa subito che questo vino «non è fatto per “far soldi” ma solo per portare avanti una tradizione ultra centenaria, che altrimenti rischierebbe di sparire. Ora possiamo anche fregiarci del logo di Slow Food, e questo sarà un ulteriore elemento di certificazione della nostra qualità, precisa il vignaiolo. Un’ultima cosa», precisa, «questo vino ha permesso di valorizzare al meglio l’uva Nosiola che diversamente era un vitigno quasi sconosciuto».

Il tour che si è svolto nelle cantine interessate prevedeva che ogni vignaiolo ospiti un collega che coltiva Nosiola in altre vallate trentine; e si è concluso con una degustazione di formaggi Presidio Slow Food abbinati al Vino Santo nella splendida cornice di Casa Caveau a Padergnone domenica 3 aprile. C.B.

















Cronaca







Dillo al Trentino