Agricoltura

Il Vinitaly tra la pandemia e la guerra: «I nostri vini, sempre più sostenibili»

Intervista al presidente del Consorzio Vini Pietro Patton: «Preoccupa l’esplosione dei prezzi delle materie prime»


Carlo Bridi


TRENTO. Torna dal 10 al 13 aprile a Verona Fiere il Vinitaly, con una edizione normale dopo quella straordinaria del 2021. Si tratta dell’evento più importante per il comparto vitivinicolo italiano. Il comparto esce da un anno che ha registrato il record dell’export dei vini italiani con un più 12,4% sul 2020. Ed un valore che ha superato i 7,1 miliardi di euro.

Il Trentino enologico sarà presente in massa coordinato dal Consorzio Vini del Trentino, dal Consorzio Vignaioli e dall’Istituto Trento Doc.  Sono ben una settantina le aziende del comparto vitivinicolo trentino che si presenteranno sotto l’egida del Consorzio Vini. Una ventina di queste saranno ospiti del padiglione Fivi, riservato alle aziende dei vignaioli. Sul significato dell’evento e sulle aspettative e sulle previsioni ne parliamo con il presidente Pietro Patton.

«In questo momento», dice Patton, «è difficile fare previsioni, vista la situazione globale così drammatica e complessa; innanzi tutto speriamo che possa cessare subito la barbarie della guerra e che le diplomazie trovino soluzioni di pace duratura.

Certo, abbiamo preoccupazioni anche sul fronte economico: preoccupa l’esplosione dei prezzi delle materie prime, dell’energia e dei costi di trasporto, della quale al momento non si vede la fine. Di positivo però dobbiamo dire che il nostro comparto ha tenuto bene e tiene sia nell’export, fonte primaria di sbocco per il vino Trentino, che nel settore HoReCa».

Visto questo quadro generale con quale spirito andate a Vinitaly?

«Se non fosse scoppiata la guerra lo spirito sarebbe stato ben diverso, molto più ottimistico, perché dopo i due anni di pandemia ed assenza della fiera, c’è molta voglia di normalità e di tornare a vedersi tutti assieme. La partecipazione è quindi convinta e partecipata. Ovviamente non possiamo pensare di rifare un’edizione come nel passato, viste le prescrizioni previste dalla normativa anti Covid 19 sui distanziamenti e le attività, ma siamo fiduciosi di poter ripartire con il piede giusto. A proposito di fiere, ricordo altresì che il Consorzio sarà presente con 14 aziende trentine anche alla ProWein di Düsseldorf, posticipata quest’anno a metà maggio».

Uno dei temi che tiene sempre più banco è quello della sostenibilità che è diventato centrale per il Trentino che è la più grande realtà italiana che gode di certificazione di sostenibilità ottenuta con il Sqnpi, quanti viticoltori vi hanno aderito?

«Sono esattamente 5673 i viticoltori che hanno certificato con il protocollo Sqnpi la loro uva sotto l’egida del Consorzio. È per noi motivo di orgoglio certificare in buona sostanza quasi tutta la produzione trentina con una certificazione nazionale, garantita dal Mipaaf. Inoltre, molte aziende certificano anche il prodotto finale, apponendo sulla bottiglia il marchio Sqnpi con la caratteristica ape, garantendosi una miglior visibilità e qualità del prodotto sul mercato».

Questo è certamente un fiore all’occhiello della vitienologia trentina: come pensate di valorizzare questa importante conquista?

«Stiamo strutturando una campagna di comunicazione specifica che verterà proprio sulla sostenibilità e a breve ci saranno anche delle positive sorprese in questa direzione. Ciò in quanto il marchio Sqnpi è un tassello di una strategia di sostenibilità che parte da lontano, fin da quando il comparto viticolo trentino ha fatto una scelta netta nel definire i suoi disciplinari di produzione a basso contenuto di sostanze impattanti, privilegiando quelle ad alto margine di sicurezza, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità».

Le modificazioni climatiche stanno dando una mano al Trentino che può portare i propri vigneti sempre più in quota?

«Sicuramente sì e noi dobbiamo essere pronti per questo abbiamo tenuto nei giorni scorsi un seminario formativo per il nostro Consiglio di Amministrazione allargato anche all’istituto Trentodoc, all’Avit (consorzio vivaisti) ai Vignaioli ed alla Fondazione Mach, consapevoli che il cambiamento climatico influenzerà in maniera decisiva le produzioni agricole dei prossimi anni. Le evidenze scientifiche hanno indicato che l’innalzamento dei vigneti può essere una linea di tendenza, ma talune produzioni viticole vivono la loro miglior qualità proprio nel fondovalle», conclude il presidente del Consorzio Vini Pietro Patton.

















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