La riflessione

Giornata mondiale della Terra, il grido di dolore del pianeta. Iniziative in presenza nelle scuole

Le emergenze legate alla pandemia non ci devono distogliere da un’altra emergenza, che è quella ambientale. Coinvolti studenti e amministrazioni della Vigolana

di Carlo Bridi

TRENTO. Un felice slogan scritto su uno dei cartelli delle molte manifestazioni pro ambiente organizzate da Fridays for Future Italia racchiude in poche parole una provocazione di grandissima attualità. “E’ inutile conquistare Marte se poi perdiamo la Terra”. Anche la ricorrenza di quest’anno, della “Giornata Mondiale della Terra” che si celebra oggi, come quella del 2020 si svolge sotto la cappa della pandemia da Coronavirus. Una pandemia che ha già colpiti quasi quasi 142 milioni di persone in 192 Paesi del mondo e che ha fatto più di 3 milioni di vittime.

In questo periodo tutte le nostre attenzioni, le nostre apprensioni sono per la pandemia e per i problemi che essa ha creato dal punto di vista della salute, dell’equilibrio psicologico ma anche dal punto di vista economico che in questo momento stanno esplodendo.

L’emergenza ambientale

Ma questi problemi non ci devono distogliere da un’altra emergenza che è quella ambientale. La giornata di oggi deve essere l’occasione per richiamare la nostra attenzione sull’ingiustizia climatica e ambientale, collegando questa ai problemi dell’inquinamento, della povertà, afferma il Global education summit che organizzerà una serie di eventi sviluppati nei diversi fusi orari del Pianeta. Giornata della Terra è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del Pianeta Terra. Il tema di quest’anno è: “Azione per il clima”, per affermare che è ora di smetterla di fare dichiarazioni per passare ai fatti. Il nostro pianeta è gravemente malato, si trova sull’orlo di un burrone e manca poco per precipitarvi. “Stiamo camminando sull’orlo del precipizio, ma la caduta si può ancora evitare, dipende da quello che faremo in questo decennio, il più importante della storia dell’umanità”. Ad affermarlo è stata un’autorità mondiale in tema di emergenze ambientali, Christina Figueres, già segretaria esecutiva della Convenzione quadro dell’ONU, sui cambiamenti climatici. Un richiamo forte e fatto da una persona con una indiscussa competenza scientifica.

Ma che cosa dovrebbero fare concretamente i Governi?

Sono attori chiave afferma la Fiugueres, in quanto devono adottare le politiche che gli porteranno allo zero di emissioni entro il 2050. La buona notizia è che abbiamo già 127 Paesi che si sono impegnati in questo senso, corrispondenti al 70% del PIL globale e al 65% delle emissioni. Ma non è abbastanza, i governi devono accelerare, devono dire non cosa faranno fra trent’anni ma cosa si impegnano a fere ora perché le scelte presenti influenzeranno delle emissioni di qui al 2030. Un’altra buona notizia è che il presidente degli Usa Joe Biden ha indetto per oggi e domani un vertice con 40 leader mondiali sul tema del clima cambiando completamente la politica di Trump. Venendo all’Italia, il nostro Paese ha un ruolo molto importante quest’anno perché oltre che partner di Coop 26 è anche presidente del G20 ed il nostro presidente del Consiglio Mario Draghi per i suoi trascorsi ha un prestigio personale molto importante che può far pesare.

E noi singoli cittadini cosa possiamo fare?

Dobbiamo operare con quello che chiamiamo “ostinato ottimismo” per non permettere a rabbia e pessimismo di avere il sopravvento, prosegue Christina. A questo dobbiamo aggiungere, altri due concetti chiave: l’abbondanza infinita e la rigenerazione radicale. Ovvero il principio secondo cui i nostri comportamenti non devono più essere ispirati alla competizione di risorse sempre più scarse, ma alla collaborazione per proteggere e reintegrare ciò che abbiamo impegnandoci a risanare e preservare il futuro. Le azioni che possiamo e aggiungerei dobbiamo svolgere, riguardano la nostra vita di tutti i giorni, dalle azioni che compiamo per alimentarci a quelle lavorative a quelle ricreative. Tutte devono essere informate a questo principio di dire basta all’aggressione del pianeta, e a costruire un modello di sviluppo più sostenibile.

Anche i vescovi italiani sono intervenuti in questa occasione organizzando un convegno sul tema “Custodire le nostre terre”. “Il grido della Terra è il grido dei poveri”, come afferma spesso Papa Francesco ricordano i vescovi. Essi hanno affermato solennemente che “se non si cambia rotta nel 2050 la situazione sarà molto grave e nel 2100 irrecuperabile”.

Le conseguenze del surriscaldamento globale

Stiamo andando verso l’autoriscaldamento del pianeta, affermano gli scienziati, con segnali molto preoccupanti: lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia porterà all’innalzamento di tutti i mari di 4-6 metri con delle conseguenze sulle zone rivierasche drammatiche. Ma non solo, tutte le aree vicine all’Equatore sono destinate alla desertificazione a causa della riduzione delle precipitazioni e del surriscaldamento globale.  Inoltre il surriscaldamento porterà una forte spinta alle migrazioni dai paesi impoveriti ed assisteremo ad una minore disponibilità di cibo proprio nel momento in cui la popolazione ne richiede una maggiore quantità per l’aumento degli abitanti della Terra. Per non parlare della riduzione della portata delle falde acquifere e delle sorgenti mentre la domanda di acqua dolce è in costante aumento.

Sono tutti aspetti con non possono non farci riflettere a tutti i livelli, da persone singole alle istituzioni ad ogni livello.

L’importanza della formazione e della sensibilizzazione

Su questi temi diventa molto importante il ruolo della scuola di ogni ordine e grado, Assfron è fortemente impegnata su questo fronte ed oggi celebrerà la giornata in presenza con alcune classi della scuola primario di Vigolo Vattaro, presenti anche i vertici dell’amministrazione del comune della Vigolana.