«Credito in ripresa, la riforma bcc serve» 

Il rapporto della Banca d’Italia segnali confortanti per il Trentino anche se il confronto con l’Alto Adige è ancora perdente



TRENTO. «Il 2017 ha avuto un andamento positivo, con dinamiche per certi versi sorpredenti e consuntivi molto buoni. Meglòio di quanto fosse previsto. Per la prima volta da dieci anni a questa parte il Trentino è sullo stesso livello dell’Alto Adige sotto molti aspetti». Il direttore della sede della Banca d’Italia di Trento Pierluigi Ruggiero sintetizza così il rapporto annuale sulle economie delle due province autonome di Trento e Bolzano. La fotografia a tinte rosee, pur con qualche ombra, mette in rilievo un aumento della produttività, soprattutto nell’industria manifatturiera, uno stop della caduta libera delle costruzioni e un aumento molto forte, più 8,7%, dell’export. Tre puntelli di una ripresa che adesso può contare anche su un sistema bancario che ha ripulito i conti dalle sofferenze e ha ripreso a dare credito, anche se bisogno distinguere tra casse rurali e banche commerciali. Proprio su questo il direttore Ruggiero e il coordinatore del rapporto Antonio Accetturo si sono soffermati molto: «Le casse rurali hanno diminuito gli impieghi. Adesso hanno il 43% del mercato con un calo del 3% nell’ultimo anno e del 10% in dieci anni. Questo vuol dire che sono tornate nel loro alveo di banche del territorio, mentre prima aveva svolto un ruolo di supplenza delle banche commerciali che dall’inizio della crisi aveva ristretto di molto il credito. Con l’anno scorso, invece, le banche commerciali hanno rpreso a concedere prestiti, ma soprattutto a imprese medio grandi, mentre le rurali si sono concentrate su famiglie e piccole imprese». Tradotto: le rurali si erano assunte l’onere di sostenere il sistema economico trentino prestando soldi anche a imprese medie o grandi, visto che le altre banche non lo facevano. E lo hanno pagato. In questi ultimi anni, però, hanno fatto i cosiddetti compiti a casa, hanno rettificato le sofferenze e le hanno cedute perdendoci parecchi soldi, ma dal 2017 sono tornate in utile: «Tutto il sistema delle bcc trentine nel 2017 ha fatto registrare utili per 38,4 milioni, mentre le Raffeisen altoatesine hanno avuto utili per 88,8 milioni. Lo stock dei crediti deteriorati è diminuito dal 20 al 16% e i flussi di deterioramento sono più bassi della media italiana con un 1,7% all’anno». I depositi bancari sono cresciuti, sia quelli delle famiglie sia quelli delle imprese. Ruggiero è intervenuto anche sul paventato stop alla riforma del credito cooperativo e, quindi, dei gruppi bancari di cui uno guidato da Cassa Centrale: «I risultati della riforma sono questi che vedete. Il sistema bancario ha superato i problemi anche grazie allo slancio della riforma. In 5 o 6 anni lo sforzo è stato enorme. Le bcc hanno speso un miliardo per superare le difficoltà e ripulire i bilanci dalle sofferenze».

Dal rapporto emergono anche altri dati positivi, a partire dall’occupazione che è cresciuta del 2,3% arrivando al 67,6% contro il 58% in Italia, ma non mancano elementi negativi come il prezzo degli immobili: «In Trentino, le case costano il 44% in più rispetto alla media italiana. In Alto Adige va anche peggio, con un costo superiore del 90% rispetto al resto del paese. E’ un freno enorme per il sistema». (u.c.)













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