Dillo al Trentino

«Oltre quattordici ore al pronto soccorso di Trento per una banale caduta. A 77 anni»

La segnalazione: «A un certo punto c’era un solo medico a gestire una situazione a dir poco caotica». Avete una segnalazione? Mandate una mail a dilloaltrentino@giornaletrentino.it
 

LA MAPPA INTERATTIVA DELLE SEGNALAZIONI

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TRENTO. Nell'ultimo periodo la situazione negli ospedali trentini è di nuovo problematica. Da una parte c’è da dire che l’emergenza acuta del Covid sta finalmente allentando la presa, ma dall’altra i due anni di superlavoro ha portato ad una accelerazione della “fuga” dei medici, chi verso la pensione e chi invece verso la libera professione.

In particolare, tra i reparti più sotto pressione c’è sicuramente il pronto soccorso, da sempre il reparto dove le emergenze vengono gestite “a ciclo continuo” e quindi senza alcuna sosta, spesso con un impegno orario per medici e infermieri ben superiore a quello che sarebbe il contratto di lavoro.

Il risultato è che se non si è muniti di buona stella, si rischia di dover passare interminabili ore in attesa, soprattutto se viene assegnato un codice di urgenza non prioritaria.

Ne sa qualcosa Annamaria, una nostra lettrice «classe 1945», come tiene a precisare lei stessa nella mail inviata a dilloaltrentino@giornaletrentino.it in cui racconta l’esperienza vissuta al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara nella giornata di ieri, 8 giugno.

LA MAPPA INTERATTIVA DELLE SEGNALAZIONI

Ecco cosa scrive Annamaria: «Buongiorno, ieri ho avuto la disavventura di inciampare in una piazzetta della nostra città,  Trento, all’uscita del sottopasso che dalla stazione dei treni va verso Corso Buonarroti.

Sono stata prontamente soccorsa da un passante che ha chiamato il 112 e successivamente ospitata nell'attesa dalle impiegate dell'assicurazione Anpi (un bell'esempio.di civiltà e di interesse per il prossimo in difficoltà) che ringrazio.

Sono poi stata portata in pronto soccorso da un’ambulanza con a bordo i due addetti (Matteo e Monica i loro nomi) da segnalare per il loro intervento più che positivo.

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Poi inizia la lunga attesa per ottenere le cure del caso: dalle 13.00 circa alle 19.00 una prima volta e dalle 20.00 alle 3.50 della notte. La seconda presenza al pronto soccorso si è resa necessaria perché non stavo ancora bene dopo le prime cure a causa di un malanno non riscontrato al primo intervento.

Naturalmente il pronto soccorso risulta carente per mancanza di personale, con tutti i disagi del caso. In particolare al secondo accesso ad un certo punto c'era un medico solo che doveva dividersi tra le persone in attesa ed i casi più urgenti, che continuavano ad arrivare con forte frequenza.

Una situazione difficile da gestire per chi ci lavora, certo, ma difficile da gestire anche da chi come me ha una certa età (sono classe 1945) per oltre quattordici ore complessive.

A questo punto ci si chiede se la nostra classe politica agisca nel migliore dei modi e pensare che per chi ha il potere sia sicuramente più utile investire in aree per il divertimento ed eventi piuttosto che mettere un po' di rinforzo al settore della sanità pubblica.

Vi ringrazio per l'attenzione, vi faccio i complimenti per questo servizio di cittadinanza attiva che permette a noi lettori/cittadini di poter avere una voce importante e cordialmente saluto la redazione e tutti i vostri lettori», conclude Annamaria.

Avete una segnalazione? Mandate una mail a dilloaltrentino@giornaletrentino.it oppure mandateci un messaggio in direct sulla nostra pagina Facebook.

















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