Nel settembre di 240 anni fa Goethe passava in Trentino e sul Garda
Il celebre scrittore e poeta tedesco attraversò il Brennero il giorno 8, durante il suo famoso viaggio in Italia che lo portò a descrivere le bellezze del territorio: il 12 settembre 1786 l'arrivo a Torbole e lo stupore per il paesaggio meraviglioso, due giorni dopo vi fu il divertente equivoco a Malcesine con il sospetto di "spionaggio"
"Ora aspetto che il mattino rischiari questa gola rocciosa in cui mi trovo rinchiuso al limite tra il Sud e il Nord", annotò Johann Wolfgang Goethe quando, esattamente 240 anni fa, attraversò il Brennero durante il suo famoso Viaggio in Italia.
L'8 settembre 1786 il poeta tedesco arrivò al valico, dove una lastra di marmo, incisa nel 1925, ancora oggi ricorda questo evento con il nome dello scrittore italianizzato in 'Giovanni Volfgango Goethe'.
Il giorno seguente, il 9 settembre, il poeta proseguì il suo viaggio della rinascita, come l'avrebbe poi definito.
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Lo scrittore nel famoso libro ricorda la sosta. "Volli ancora disegnare la locanda, o la casa della Posta sul Brennero, ma non sono riuscito ad essere soddisfatto del mio schizzo, e me ne tornai a casa piuttosto di mal umore".
L'oste lo convinse di ripartire ancora di notte (splendeva la luna e la strada era buona). Il "suggerimento non era disinteressato", fece presente il poeta, perché l'oste volle al più presto riavere i suoi cavalli per altri clienti.
Durante il suo viaggio verso sud Goethe rimase impressionato dal "colorito bruno pallido delle donne" in valle Isarco, che "rilevava manifestamente la miseria", mentre arrivato a Bolzano gli piacquero "tutti quei volti dei mercanti".
Andando poi verso Trento scrisse che "tutto ciò che tenta di vegetare sulle montagne qui ha già maggior vigore e vitalità, il sole è caldo e si può credere nuovamente a un Dio".
Non va poi dimenticato l'incanto di Goethe per la zona del lago di Garda, descritta come un paesaggio di straordinaria bellezza («meraviglioso spettacolo della natura»), con un'attenzione sia agli aspetti naturalistici che a quelli umani e storici.
Fu all'arrivo a Torbole il 12 settembre 1786 che ebbe il primo, piacevole impatto col lago, definito come un mondo nuovo: «Avevo trovata già lungo la strada piante di fico, e sceso ora in quell'anfiteatro naturale di colline, trovai i primi alberi di olivo, carichi di frutti».
La vista dalla sua camera lo colpisce profondamente: descrive il lago che si distende in tutta la sua lunghezza, con entrambe le rive formate da colline e monti di poca altezza, popolate di paeselli e villaggi.
Fu poi a Malcesine, in una tappa obbligata dato il maltempo, e qui si registrò uno storico episodio: affascinato dalla bellezza del castello, la Rocca Scaligera, decise di sedersi e disegnarlo; ma così fu sospettato dalle autorità veneziane di essere una spia austriaca arrivata dal vicino confine, ma riuscì a spiegarsi e e l'equivoco si risolse. Il poeta tornò subito ad ammirare e studiare il lago.
Durante questo viaggio in Italia, iniziato in quei giorni del settembre 1786 il poeta si innamorò perdutamente del nostro paese: "Qui mi trovo bene, come se vi fossi nato e cresciuto e tornassi ora da un viaggio in Groenlandia, da una caccia alla balena".