IL LIBRO

Lo Zen e l’arte di andare a funghi: Matteo Righetto fra le Dolomiti e l'Oriente

Il noto scrittore di montagna trasforma l’esperienza del bosco in una via di conoscenza, un esercizio spirituale laico, una meditazione in movimento: dà voce a quella parte dimenticata di noi che sa attendere, osservare, perdersi, rinunciare al controllo

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Andare a funghi non è un passatempo né una tecnica. È un gesto antico, un rito di ritorno, una forma di resistenza silenziosa contro la frenesia del mondo contemporaneo.

Nelle pagine del nuovo libro Lo Zen e l’arte di andare a funghi (Feltrinelli, 128 pagine, 14 euro), Matteo Righetto, apprezzato scrittore di montagna, compie un’operazione radicale e insieme delicata: trasforma l’esperienza del bosco e della raccolta dei funghi in una via di conoscenza, un esercizio spirituale laico, una meditazione in movimento.

Attraverso ricordi personali – tra Dolomiti, miti primordiali, memoria famigliare e filosofia orientale –, Righetto dà voce al “raccoglitore ancestrale” che vive in ciascuno di noi: quella parte dimenticata che sa attendere, osservare, perdersi, rinunciare al controllo.

Nel bosco – dove non esistono mappe affidabili, orologi, notifiche o risultati garantiti – si impara che la ricerca conta più della scoperta, che la lentezza è una forma di saggezza, che il limite non è una privazione ma una misura e che solo chi accetta di perdersi può davvero ritrovarsi.

Lo Zen e l’arte di andare a funghi, spiega l'editore, non è un manuale, né un libro escursionistico. È un saggio poetico e filosofico sulla libertà, sull’attenzione, sull’inutile necessario.

Un invito a disintossicarsi dall’ossessione della produttività, a recuperare un rapporto non predatorio con la natura, a riconoscere nel bosco un maestro silenzioso capace di restituirci un ordine interiore. L’andare a funghi come pratica filosofica, meditativa e profondamente umana.

Matteo Righetto (Padova, 1972), scrittore e filosofo della montagna, ha esordito con Savana Padana (TEA, 2012), seguito dai romanzi La pelle dell’orso (Guanda, 2013, Feltrinelli 2026), da cui è stato tratto un film con Marco Paolini, Apri gli occhi (TEA, 2016, Feltrinelli 2024) vincitore del Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo e Dove porta la neve (TEA, 2017, Feltrinelli 2025). Per Mondadori ha scritto la “Trilogia della Patria” – che comprende i romanzi L’anima della frontiera (2017), L’ultima patria (2018), La terra promessa (2019) – e, insieme a Mauro Corona, il “sillabario alpino” Il passo del vento (2019). La sua trilogia è diventata un caso letterario internazionale con traduzioni in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Germania, Olanda.

Per Feltrinelli ha pubblicato i romanzi I prati dopo di noi (2020), La stanza delle mele (2022), Il sentiero selvatico (2024) vincitore del Premio Emilio Salgari, e i saggi Il richiamo della montagna (2025) e Lo Zen e l’arte di andare a funghi (2026), tutti tradotti in diversi Paesi. Nel 2025 ha pubblicato La strada verso casa (Rizzoli).

Per il cinema ha scritto e interpretato Per silenzio e vento, film presentato in anteprima internazionale al Trento Film Festival nel 2026.

Per il teatro ha scritto Da qui alla Luna, portato in scena da Andrea Pennacchi. Nel 2024 gli è stato assegnato il Pelmo d’Oro, Premio Internazionale Dolomiti Unesco. È Presidente della Sez. Livinallongo-Colle Santa Lucia del Club Alpino Italiano













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