memoria

La tragedia del Vajont e la lotta di Tina Merlin raccontate a bambini e ragazzi

Alla vigilia dell'anniversario del disastro che il 9 ottobre 1963 fece duemila morti a Longarone e dintorni, l'associazione intitolata alla giornalista bellunese presenta una tesi di laurea diventata un album illustrato: “Rinasceremo fiordalisi” di Martina Vittoria Ragozzino



Il 9 ottobre sarà l'anniversario della tragedia del Vajont, avvenuta nel 1963: un dramma causato dal'uomo, che sconvolse questi luoghi di montagna sul confine fra Belluno e Pordenone, tra Veneto e Friuli. Un'onda ciclopica provocata dalla frana del monte Toc nell'invaso idroelettrico, dietro la gigantesca diga, il 9 ottobre 1963, alle 22.39 travolse Longarone, Erto e Casso.

In particolare, l'onda enorme si abbettè su Longarone spazzando via il paese.

Ufficialmente si contarono 1.917 vittime, di cui 487 bambini, in realtà - hanno sempre spiegato i sopravvissuti e i superstiti - un numero imprecisato di morti, forse oltre i 2.000, perché molte salme non furono mai trovate.

In occasione di questo 62° anniversario della tragedia del Vajont, l’Associazione culturale Tina Merlin con il Comune di Borgo Valbelluna e la Biblioteca  di Trichiana (Borgo Valbelluna) presenta mercoledì 8 ottobre  alle ore 18.30 “Rinasceremo fiordalisi” di Martina Vittoria Ragozzino, studentessa dell'Accademia di Belle Arti di Venezia e residente nel Bellunese.

Si tratta della sua tesi, discussa a febbraio di quest'anno, diventata un album illustrato. Un album, dice Martina, destinato a bambini e ragazzi, ma non solo, che spiega in maniera semplice la tragedia del Vajont e la battaglia di verità condotta dalla giornalista dell'Unità Tina Merlin prima di quel 9 ottobre. 

L’associazione culturale Tina Merlin divulga e promuove l’opera dell’omonima giornalista bellunese. Fu fondata a Belluno nel 1992.

Per i suoi articoli di denuncia sulla costruzione della diga di Longarone – pubblicati sul quotidiano l’Unità già dal 1959 – Tina Merlin fu processata e assolta dal tribunale di Milano per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”.

«Il disastro - ricorda l'associazione - occorse la sera del 9 ottobre 1963 nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont. A causa del distacco di una frana, che dal Monte Toc precipitò rovinosamente nelle acque sottostanti, si generò un’onda che, oltrepassando la diga, distrusse i borghi del fondovalle veneto, tra cui Longarone, causando la morte di 1.910 persone.

Inascoltata dalle istituzioni, lottò tenacemente per evitare la tragedia, denunciando pericoli e cointeressi che inficiavano sicurezza ed efficienza della stessa opera ingegneristica. A dramma avvenuto, tentò inutilmente di diffondere un suo libro sulla vicenda, Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, trovando solo nel 1983 un editore disposto a pubblicarlo. Morì dopo un anno di malattia e a soli 65 anni di età, il 22 dicembre 1991.

Durante la Seconda guerra mondiale, Tina Merlin fu staffetta partigiana nella brigata “7°Alpini” che operava nel Bellunese, il suo nome di battaglia era Joe.

L’associazione svolge dal 1992 attività di ricerca e studi sulla storia e la cultura delle donne, sulle classi subalterne, sulla letteratura spontanea e il giornalismo, con una particolare attenzione alla montagna.

Fra le sue principali attività vanno evidenziate la difesa delle risorse naturali – a partire dall’acqua – e la promozione di uno sviluppo sostenibile, con azioni culturali finalizzate a frenare lo sfruttamento indiscriminato del territorio e il degrado ambientale.

A tal fine raccoglie e pubblica gli scritti, editi ed inediti, della giornalista, operando attivamente nel campo degli studi che la riconoscono come una testimone d’eccezione per il suo impegno civile e di lotta per l’uguaglianza sociale e i diritti delle donne.

Salvaguardia dell’ambiente e centralità del territorio nelle questioni che vedono convergere politica, tecnica e società sono solo alcuni dei temi affrontati da Tina Merlin nel corso della propria produzione letteraria, che si è concentrata tenacemente a favore della dignità gli abitanti della montagna e per la tutela delle sue risorse naturali.

L’associazione incoraggia il dibattito attorno a questi importanti argomenti, a partire da quello dello sfruttamento delle risorse idriche.

Nasce così l’impegno nella “battaglia per il Piave”, un fiume che come molti altri torrenti e corsi d’acqua locali è stato enormemente impoverito, a discapito del paesaggio e dell’ambiente circostanti. 

L’associazione intende ribadire, attraverso le sue iniziative, il diritto all’autogoverno delle comunità locali, promuovendo in tal senso studi, convegni, ricerche e tesi di laurea in sintonia con gli ideali che animarono la vita e la produzione letteraria di Tina Merlin.

Sono connaturate alle finalità e agli intenti dell’associazione tutte le attività di sviluppo sociale, anche in collaborazione con altri enti ed istituti, su progetti obiettivo a vantaggio di comunità colpite da eventi calamitosi.













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