"Il silenzio degli altopiani", guerra e comunità tra Pasubio e dintorni
Si intrecciano la grande storia e le vicende degli uomini semplici che l’hanno attraversata, in un racconto vivo che narra le montagne, la fatica del lavoro nei campi e il coraggio della gente comune
Loris Giuriatti con un nuovo romanzo attraversa percorsi storici nel duro periodo della guerra e vicende umane nei microcosmi, sullo sfondo delle montagne, del lavoro contadino e delle fatiche di gente comune in "Il silenzio degli altopiani" (Rizzoli, 272 pagine, 15 euro).
È una calda mattina di giugno del 1940 quando una Balilla dei carabinieri si ferma in mezzo alla corte di casa sua nella campagna veneta. Ceo Gonda, per tutti l’Americano, capisce che il passato è tornato a cercarlo appena vede il maresciallo Zancanaro scendere dall’auto con una cartella consunta sotto il braccio e una busta color avorio tra le mani: poche carte, forse, ma sufficienti a riaprire una storia rimasta sepolta per anni.
Seduto sotto il portico di casa, davanti allo sguardo interrogativo di Mina, la donna che ha scelto di condividere la sua vita senza pretendere spiegazioni, l’Americano decide che è arrivato il momento di raccontare.
Raccontare la Grande Guerra sul Pasubio, la fame e la prigionia, l’amicizia indissolubile con Tita, fratello di spirito con cui ha attraversato l’Oceano per cercare fortuna nella lontana Chicago. E poi il ritorno a casa, la promessa di una vita diversa, e i segreti che ha sempre custodito nel fondo più profondo della memoria.
Ma certe verità non possono restare nascoste per sempre. Perché possono cambiare il destino degli uomini.
La grande Storia con le vicende degli uomini semplici che l’hanno attraversata, facendo della memoria dei luoghi un racconto vivo, in cui il respiro delle montagne, la fatica del lavoro nei campi e il coraggio della gente comune si fondono in un romanzo intenso di sacrificio, amicizia e redenzione.