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Il meleto di Lev Tolstoj in Russia e quel legame storico con il Trentino

Nell'Ottocento furono i meli arrivati  dall'allora Tirolo del Sud ad arrichire il giardino del grande scrittore a Jasnaja Poljana: la vicenda sarà rievocata a Calceranica, sabato 29 novembre, con il professor Andrea Gandini, che proporrà un percorso storico-biografico, e l'agronomo Sergio Guidi, che presenterà il progetto di parco e l’importanza degli "alberi patriarchi"

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ZENONE SOVILLA


Il legame storico di Lev Tolstoj e il suo meleto con Il Trentino torna al centro di una iniziativa culturale a Calceranica, sabato 29 novembre.

L'evento, intitolato «Tolstoj e il suo meleto a Calceranica», il professore Andrea Gandini, presidente dell'associaizone Lettera 22, che presenterà una biografia del celebre scrittore russo e l'agronomo Sergio Guidi, presidente dell’associazione Patriarchi della natura. Quest'ultimo illustrerà il progetto di parco e l’importanza degli "alberi patriarchi".

L'incontro si terrà alla Casa sociale in via Don Angeli, alle 16.

Nell'Ottocento furono i meli della valle di Non ad arrichire la tenuta di famiglia del grande scrittore russo a Jasnaja Poljana, 200 chilometri da Mosca. Il giardino fu realizzato proprio dallo scrittore: 40 ettari, con 8.500 alberi (7900 di melo). Nel 1928 venne dichiarato «bene culturale e patrimonio storico dell'umanità»,

Il meleto dei conti Tolstoj a Jasnaja Poljana è da tempo un'occasione di confronto interculturale e multidisciplinare. Il legame storico con il Trentino  emerse quando si scoprì che provenivano dalla val di Non i meli del giardino dell'autore di capolavori quali «Guerra e pace» e «Anna Karenina».

Ciò ha fornito lo spunto nel corso degli anni per varie iniziative in Trentino dedicate al legame affettivo dello scrittore per il suo giardino, eventi che hanno coinvolto anche artisti internazionali uniti nel rendere omaggio a Tolstoj.

Da segnalare, in particolare, i viaggi della delegazione trentina a Tula, nel 2007 e nel 2009, per interventi tesi a restituire l'antico splendore al celebre Meleto di Tolstoj.

Fu nel 2006 che il professor Victor Gayduc, storico e accademico delle scienze russo, arrivò in Trentino per una serie di iniziative culturali promosse da Ugo Winkler dell'Arci. In quel periodo il meleto di Tolstoj era devastato da un inverno di gelo eccezionale in Russia: e per ricostruirlo si fece così ricorso alle mele della Val di Non e dintorni, per conservare il filo storico con i frutti originari, arrivati a Jasnaja Poljana nell'Ottocento da quello che allora era il Tirolo del Sud. 

Le testimonianze su questo legame, sia in Russia sia in Trentino, sono numerose e dimostrano la consistenza dei rapporti storici e di una forma di "parentela" (naturalmente segnata dal tempo trascorso) fra le mele trentine e quelle russe.

Lo stesso Victor Gayduc aveva spiegato che fonti storiche, reperibili anche in musei moscoviti e a San Pietroburgo, mostrano che «almeno dal 1873 e per molti anni seguenti, i russi erano soliti ordinare per corrispondenza tramite cataloghi gli astoni di melo dal Trentino; ma si rivolgevano a queste terre anche per consulenze agronomiche».

I municipi russi, per esempio, «cominciarono a piantare i meli attorno i ginnasi o negli stessi cortili». A destare l'attenzione collettiva nei riguardi dei meleti era stato proprio Tolstoj: «Jasnaja Poljana lanciò una vera e propria moda che contagiò anche le classi inferiore, fino ai contadini che iniziarono all'epoca a coltivare questo frutto. Fu un momento di enorme impulso per la cultura della mela in Russia, un vento che "rende più gentili i nostri costumi" come scrisse lo scrittore medesimo».













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