IL TEMA

I nostri territori e quel vasto patrimonio culturale da salvaguardare

A Trento nel weekend il partecipato incontro organizzato dalle Pro loco, dedicato alla grande ma vulnerabile realtà che le comunità stesse mantengono vive e possono valorizzare: pratiche tradizionali, dialetti, memorie orali, arti, riti e feste sociali, conoscenze locali, artigianato tipico eccetera



Si è concluso ieri, domenica 16 novembre, l’evento “Il patrimonio che vive”, organizzato da Federazione trentina Pro Loco e Fondazione Pro Loco Italia, che ha proposto un weekend di riflessioni sul tema dei patrimoni culturali immateriali, cioè quel vasto insieme di espressioni della cultura locale (tradizioni, saperi, lingue locali…) che sono portati avanti dalle comunità.

Nei vari interventi i patrimoni sono stati osservati sotto diversi punti di vista, con l’obiettivo di metterne a fuoco specificità e portato culturale.

Circa 150 i partecipantia Trento, che hanno assistito ai talk: molte le Pro Loco, ma anche Fondazioni, realtà universitarie, associazioni culturali ed appassionati.

Dopo la giornata di sabato al Castello del Buonconsiglio - che ha visto la partecipazione di esperti del campo della museologia dei patrimoni: Leandro Ventura, dell’etnografia; Irene Fratton dell’Istituto mocheno, dell’antropologia; Nicola Martellozzo ma anche afferenti all’ambito giuridico e fiscale, Gabriele Sepio e poi Vincenzo Santoro di Anci e la conduttrice Adriana Volpe – ieri, nel salone di rappresentanza di palazzo Geremia, il focus è stato sul tema del ruolo delle Pro Loco nella valorizzazione dei patrimoni.

La Convenzione Unesco del 2003 individua cinque principali ambiti in cui si manifesta il patrimonio culturale immateriale: tradizioni ed espressioni orali; arti dello spettacolo; pratiche sociali, riti e feste; conoscenze e pratiche concernenti la natura e l'universo; artigianato tradizionale.

A parlare di patrimonio culturale immaterial sono stati il direttore del Mets Museo Etnografico Trentino, Armando Tomasi, ed il direttore e la ricercatrice di Federazione trentina Pro Loco, Ivo Povinelli e Chiara Dallapè.

Monica Viola, presidente Federazione trentina Pro Loco: “Oggi la nostra attenzione è per le Pro Loco, in più di 50 hanno accolto il nostro invito a partecipare a questo momento di approfondimento per fermarsi, sviluppare un pensiero, fare cultura e creare consapevolezza di quello che si fa. La partecipazione numerosa delle Pro Loco sia nella giornata di ieri che, soprattutto, in quella di oggi, ci confermano che le Pro Loco sono già sensibili a questo tema, e questo ci dà grande soddisfazione”.

Antonino La Spina, presidente di Fondazione Pro Loco Italia: “Il Patrimonio che vive organizzato a Trento è stato un momento proficuo di confronto con istituzioni, aziende e soprattutto un modo per raccontare e valorizzare ancora una volta il grande lavoro che le Pro Loco fanno sui territori.

L’evento è stato l’occasione anche per fare il punto sui risultati fino ad ora ottenuti con il Censimento del patrimonio culturale immateriale e il portale Radici Culturali che ad oggi ha raggiunto la soglia di oltre 30 mila elementi censiti. Un lavoro senza fine che cresce grazie al contributo delle Pro Loco e che rappresenta il progetto di punta della Fondazione Pro Loco Italia”.

Elisabetta Bozzarelli, vicesindaca Comune di Trento: “È un piacere per l’amministrazione comunale avere nel palazzo di rappresentanza del Comune le Pro Loco trentine e la Fondazione Pro Loco, soggetti che sono connotati da un aspetto fondamentale: la capacità di fare comunità. E il valore dei patrimoni culturali immateriali a mio modo di vedere è proprio questo: tengono saldi i legami, uniscono generazioni diverse, non sono importanti tanto per le loro ricadute economiche, ma soprattutto per i positivi effetti sociali e relazionali che generano”.

Armando Tomasi, direttore Mets Museo etnografico trentino: “Alla Federazione ci unisce non solo una comunità di intenti e tematiche trattate, ma anche un accordo programmatico che ha fin da subito dato il via ad azioni concrete di collaborazione tra il museo e le pro loco trentine. Penso che essere qui oggi sia significativo di come si voglia fare un lavoro quanto più possibile serio e scientifico sul tema dei patrimoni”.

La prima riflessione che emersa dalle due giornate è che il valore dei patrimoni culturali immateriali risiedi principalmente nella loro capacità di generare socialità, di tenere unite le comunità, di alimentare legami tra le persone e tra le generazioni. Un altro aspetto che è emerso è la fragilità di questi patrimoni, spesso dati per scontati dalle stesse comunità.

Una condizione di vulnerabilità che rende necessaria un’azione programmatica di educazione e formazione: sono per questo di particolare importanza momenti di approfondimento scientifico, di discussione e di creazione di cultura intorno a questi temi, al fine di sensibilizzare sia le persone direttamente coinvolte in tradizioni locali, sia il pubblico più ampio.

Vanno letti in quest’ottica sia l’evento dello scorso fine settimana, che la Fondazione intende prendere come capofila per un programma articolato di incontri su tutto il territorio nazionale, sia il Censimento del patrimonio culturale immateriale, che la Fondazione realizza attraverso il sito radiciculturali.it e che ad oggi conta più di 22.000 patrimoni censiti.

Per permettere la salvaguardia della ricchezza delle diversità patrimoniali gli ambiti di attuazione saranno molteplici e variegati, come si legge nel sito dedicato:

  1. Le tradizioni e le espressioni orali, compresi i dialetti, la storia orale, la narrativa e la toponomastica;
  2. La musica e le arti dello spettacolo di tradizione, rappresentate in forma stabile o ambulante, nonché l’espressione artistica di strada;
  3. Il paesaggio culturale e la sua funzione identitaria basata sull’interrelazione di fattori naturali e umani;
  4. Le consuetudini sociali e gli eventi rituali e festivi;
  5. I saperi, le pratiche e le credenze relative ai cicli dell’anno e della vita, alla natura e all’universo;
  6. I saperi e le tecniche tradizionali relativi alle attività produttive e artistiche;
  7. I saperi legati all’alimentazione tradizionale e la continuità delle consuetudini gastronomiche;
  8. Le attività ludiche tradizionali;
  9. Le pratiche rievocative di eventi storici, festivi e in costume. C. L.












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