il libro

Gialli di montagna: nuove indagini per Rocco Schiavone

"Sotto mentite spoglie" è l'ultimo romanzo del ciclo letterario che Antonio Manzini dedica al vicequestore più amato dagli italiani, ambientato tra le cime della valle d'Aosta: siamo nel periodo natalizio, fa un freddo cane che il poliziotto romano, trapiantato sulle Alpi, affronta ostinatamente con le Clarks scamosciate e il loden


LAURA VALENTINI


Dopo Halloween e il dolcetto e scherzetto made in Usa era arrivato anche ad Aosta sotto le festività «il turno dei cori: sassoni, celtici, scandinavi o qualunque fosse la popolazione nordica ad averli creati». La cosa fa innervosire il vicequestore Rocco Schiavone anche se al telefono l'amico Furio gli ricorda che pure Babbo Natale non è una roba italiana: prima della guerra "a Roma c'era la befana e basta".

Un'atmosfera natalizia di luci e regali che dà sui nervi al protagonista dell'ultimo romanzo del ciclo letterario che Antonio Manzini dedica al vicequestore più amato dagli italiani: si chiama "Sotto mentite spoglie" ed ha al centro uno Schiavone sempre più ombroso e malinconico ma ancora dotato di quel disincanto che gli fa mettere gli onnipresenti motivetti pop sparati anche alla cabinovia di Pila, Last Christmas degli Wham! e All I want for Christmas is You di Mariah Carey, all'«ottavo livello della scala delle rotture di coglioni» con la tentazione «di promuoverla al nono».

In più fa un freddo cane, che Schiavone, fedele al personaggio di romano di Trastevere trapiantato tra le montagne, affronta con gli scarponcini di camoscio e il loden che testardamente preferisce al piumino.

Mentre sta per lasciarsi andare alla malinconia di un fantasma, quello della moglie Marina, che non si fa più vedere, arriva la notizia di un colpo in banca.

Il bottino è apparentemente magro e come in un gioco di specchi tra ostaggi e rapinatori una fuga inaspettata coglie di sorpresa Rocco: che per sua stessa ammissione "rosica" e quindi si impunta a indagare e come al suo solito va fino in fondo.

Il ritmo si fa serrato e il protagonista ha poco spazio per guardarsi dentro anche perché quando lo fa avverte un vuoto insostenibile: «Vedeva la sua vita come uno scivolo, seguitava a slittarci sopra ma non per volontà, per inerzia», annota Manzini. Qualcuno tra i suoi amici, come la commissaria della scientifica Michela Gambino e l'anatomo-patologo Alberto Fumagalli lo incita ad andare avanti, cogliendo forse una ultima chance di amore ricambiato. Ma lui resiste.

Cose complicate ma a sé stanti, almeno in apparenza, dal ritrovamento di un cadavere in un laghetto di montagna, sulla strada per Cervinia. Chi è costui e perché è stato ucciso? Le catene che gli avvolgono i piedi con tanto di pesi non lasciano dubbi, non è stato un incidente.

Si sospetta all'inizio che sia un importante chimico sparito. Come spesso succede, in un gioco di specchi, viene alla luce una vicenda più complessa. Al centro Big Pharma, sport, affari, grande criminalità e tutte le vie, le traversie e le connessioni imprevedibili in cui Rocco Schiavone ancora una volta è costretto a indagare.

Lo aiutano, in questa nuova avventura che richiede qualche mano lesta e irregolare in più, gli amici di sempre, Brizio e Furio, ma anche i cervelli della polizia con cui il vicequestore ha ormai una consuetudine che va al di là del lavoro, Michela e Alberto, ormai coppia affiatata alle cui cene da esperti enologi Schiavone conosce una nuova amica.

ANTONIO MANZINI, "SOTTO MENTITE SPOGLIE" (SELLERIO, 560 pagine, 17 euro) -













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