Da "Free solo" a "Le otto montagne": nascita di un genere cinematografico?
Il Trento Film Festival si lega alla Mostra del cinema di Venezia, prendendo spunto dalla presentazione del volume “Fotogrammi in quota” di Antonio Massena. Anche le grandi distribuzioni stanno iniziando a distribuire in sala film d'alta quota che un tempo non avrebbero mai trovato spazio
Il Trento Film Festival si lega alla Mostra del Cinema di Venezia con l’appuntamento “Il cinema di montagna: da Free Solo alle Otto montagne – nascita di un genere?” è andato in scena nell’ambito dello spazio Italian Pavilion nella Sala Tropicana 2 dell’ Hotel Excelsior a Venezia.
Partendo dalla presentazione del volume “Fotogrammi in quota” di Antonio Massena, edito da Trento Film Festival Cai – Club Alpino Italiano, ci sarà una riflessione sul cinema di montagna come (nuovo?) genere cinematografico.
Sono intervenuti Mauro Gervasini, responsabile cinema del Trento Film Festival, Nicoletta Favaron, vicepresidente, Trento Film Festival, Antonio Massena, giornalista e scrittore, e dei registi Andrea Pallaoro e Enrico Maria Artale.
A inquadrare questo incontro è Laura Zumiani, responsabile programmazione generale del Trento Film Festival: “Il focus che abbiamo proposto a Venezia si pone l’interrogativo se il cinema di montagna può essere raccontato come un vero e proprio genere cinematografico al pari del western o di altri generi che hanno una loro storia.
Lo vediamo dagli ultimi film premiati (Le otto montagne) ma anche da come le grandi distribuzioni, ad esempio Wanted, stanno iniziando a distribuire in sala film che un tempo non avrebbero mai trovato spazio ma sarebbero stati relegati a un circuito off”.
Un processo come sottolinea Laura Zumiani: “Sollecitato dai festival, da noi e dalla rete Alliance di cui facciamo parte, che da anni lavorano nella promozione di questo genere. Fa parte di questo processo anche la distribuzione, sia la distribuzione in sala sia le piattaforme, che sta distribuendo sempre più film che raccontano il cinema di montagna.
La nostra distribuzione TFF365 e la piattaforma inquota.tv hanno segnato il passo in questa direzione.
Non sono molti i festival che hanno una distribuzione, il Far East ce l’ha, e noi ci inseriamo in questa direzione e crediamo che questo abbia contribuito alla promozione del cinema di montagna come genere”.
Lo spunto dell’incontro, organizzato in collaborazione con la Trentino Film Commission, è stata la presentazione del volume “Fotogrammi in quota” di Antonio Massena che oltre che una figura del Club alpino italiano che si è occupato del rapporto tra audiovisivo e montagna è anche uno storico collaboratore del festival come selezionatore.
Il libro nasce dalla collaborazione tra il Trento Film Festival e il Cai e monitora quali sono stati i vincitori dei due premi maggiori Città di Trento e miglior film a tematica alpinistica.
Come sottolinea Mauro Gervasini: “In questo volume Massena offre una carrellata anche critica di una serie di film davvero numerosa e per questo lo abbiamo definito il Mereghetti del cinema di montagna. Questa è una testimonianza dell’importanza del Trento Film Festival e di come abbia fatto e spero continuerà a fare la storia del cinema di montagna”.
Gervasini tiene ad evidenziare: “Fotogrammi in quota non vuole essere una pietra tombale sul cinema di montagna o un lavoro che aspira ad essere retrospettivo di una situazione museificata, ma piuttosto segnare uno slancio in avanti per ricordare come ormai si possa parlare, anche per la quantità di film a disposizione, di un vero e proprio genere”.
Il cinema di montagna è diventato un genere cinematografico e per Gervasini "questa è la missione del Trento Film Festival e mia in particolare, ci terrei a che il cinema di montagna diventasse una categoria, condivisa anche da altre realtà festivaliere non necessariamente legate al tema territoriale.
Il paradigma è già cambiato, c’è già una consapevolezza della nascita di questo genere, è cambiata la percezione grazie al grande successo di Le otto montagne con Alessandro Borghi e Luca Marinelli. Possiamo dire che da mero documentario di esplorazione o testimonianza il cinema di montagna si è evoluto in qualcosa di più elaborato”.