“Superare i confini”, quando Kraus attaccava il Kaiser per Battisti

di Paolo Piffer È scritto in tedesco e destinato - anche se non solo, lo si trova pure in Trentino Alto Adige e in altre librerie in giro per l’Italia - agli scaffali austriaci e tedeschi. È l’ultimo...

di Paolo Piffer

di Paolo Piffer

È scritto in tedesco e destinato - anche se non solo, lo si trova pure in Trentino Alto Adige e in altre librerie in giro per l’Italia - agli scaffali austriaci e tedeschi. È l’ultimo saggio, per ora, di Italo Michele Battafarano, per un trentennio docente di letteratura tedesca all’università di Trento (ora in pensione), contenuto in un volume (“Superare i confini”), pubblicato da “Scorpione Editrice” di Taranto, nel quale sono presenti anche alcuni interventi di altri germanisti. Il titolo è di quelli lunghi, magari non particolarmente allettante, ma denso: “Pro hominis dignitate. La fotografia del cadavere di Cesare Battisti, appena giustiziato, nella tragedia “Gli ultimi giorni dell’ umanità” di Karl Kraus”. Se ne discuterà domani (mercoledì 15 febbraio) a Trento, alle 17,30 all’Officina dell’Autonomia, in via Zanella 1, nel corso di una serata promossa dall’Associazione Museo storico in Trento. Con l’autore (che su questi temi aveva già proposto recentemente “Cantori e critici Tedeschi della Grande Guerra”) dialogherà lo storico Vincenzo Calì, vicepresidente dell’associazione. Perché, alla fin fine, si riparte sempre da lì. Da quella fotografia “oscena”, tra le centinaia e centinaia scattate nella fossa del castello del Buonconsiglio a Trento, all’imbrunire del 12 luglio 1916, che ritrae Cesare Battisti, il socialista trentino giustiziato dagli austro-ungarici per altro tradimento. Lui che, suddito dell’Impero, parlamentare a Vienna, aveva vestito il grigioverde, ufficiale degli alpini, durante la Grande Guerra. Con alle spalle un sorridente boia, quel Josef Lang spedito in Trentino direttamente dalla capitale. Un’operazione mediatica e propagandistica fallimentare, che riversò sull’imperatore Francesco Giuseppe l’orrore del mondo. Il che richiama, non potrebbe essere diversamente e con urgenza, alle “oscenità” di oggi, dalla ex Jugoslavia degli anni Novanta alla Siria, dal genocidio di Srebrenica ai massacri in diretta web di Aleppo. Karl Kraus, l’intellettuale, scrittore, saggista, giornalista austriaco, scrisse pagine indelebili di condanna di quegli orrori nel suo dramma “Gli ultimi giorni dell’umanità” vergando parole al vetriolo nei confronti di Francesco Giuseppe, innalzando a figura di spessore europeo Cesare Battisti. «Non solo abbiamo impiccato – scrive Kraus – ma ci siamo anche messi in posa, e abbiamo fotografato non solo le esecuzioni , bensì anche gli spettatori, e addirittura i fotografi».

Contro qualsiasi minima dignità dovuta a qualsivoglia uomo (o quasi), per ribaltare il titolo del saggio di Battafarano. Di questo, di Cesare Battisti e Francesco Giuseppe secondo Karl Kraus si rifletterà domani nel capoluogo. «Nel quarto atto del suo dramma – afferma lo studioso di letteratura tedesca – Kraus si occupa di Francesco Giuseppe imputandogli la rovina del mondo. Da contraltare, emerge la figura di Cesare Battisti impiccato al Buonconsiglio».

Perché Francesco Giuseppe “rovina del mondo”?

«Secondo il drammaturgo, per 70 anni l’ imperatore non solo ha rimbecillito gli austriaci, e lo afferma in maniera esplicita, rendendoli molli nel carattere e poveri di idee ma è anche colui che “da pedante”, non da tiranno, firmava le condanne a morte come fossero un semplice atto burocratico».

Da contraltare, lei diceva, emerge invece la figura di Cesare Battisti.

«Kraus individua nella fotografia dell’impiccagione del socialista trentino distribuita in tutto il mondo quella che lui chiama “la giovialità sanguinaria degli austriaci”. Cioè questa “capacità”, diciamo così, di essere crudeli con il sorriso sulle labbra. Rinviando, in questo caso, ai martiri di Belfiore. Cioè a quel paese del mantovano dove Francesco Giuseppe fece reprimere nel sangue i moti mazziniani risorgimentali del 1851-1853. Rifiutando di accogliere la petizione delle mogli e dei figli di tutti quelli che furono impiccati».

L’ impiccagione di Battisti rappresentò, almeno simbolicamente, l’inizio della fine di un Impero?

«In realtà è la dimostrazione del degrado etico dell’ Impero asburgico. Nei fatti, dopo poco più di due anni di guerra sia gli austriaci che i prussiani non erano più in grado di trovare il necessario per il sostentamento dei loro eserciti. Per non parlare, come riferisce Kraus, delle decine di migliaia di donne e bambini che morivano di fame nelle strade di Vienna».

Per Kraus cosa rappresenta Cesare Battisti?

«Non solo il più illustre esempio del Risorgimento italiano, da qui il riferimento ai martiri di Belfiore, ma anche il martire della mancanza di pietà di questa sanguinaria affabilità austriaca ben rappresentata nelle fotografie che lo ritraggono come preda di guerra. Pensi al boia, Josef Lang. È colui che realizza il disegno dell’imperatore, della sua freddezza e indifferenza verso il nemico. Ma lo scrittore va oltre. Fa di Battisti, esposto al pubblico ludibrio, una figura europea esemplare, dimostra che lui è il rappresentante di più ampi movimenti che, in tutta Europa, ad esempio in Irlanda, cercavano di liberarsi da dominazioni coloniali e imperiali».

Ad un secolo di distanza, riflettere su quegli avvenimenti che significato può avere?

«C’ è un urgenza che ci richiama alla contemporaneità. Non c’ è dubbio. Fin nel titolo del volume collettaneo, “Superare i confini”, dell’ orrore, aggiungo io. È un ammonimento a doversi trattenere dal diventare delle “bestie” nell’opera di distruzione della propria e altrui civiltà. In guerra non si uccide “solo” il nemico. I riflessi investono anche chi fa la guerra, la promuove, fino a far diventare chi la pratica disumano, cioè non più un uomo. Guardi tutte le guerre che ci sono adesso in giro per il mondo, e quelle che si “promettono” e minacciano. È dalla Prima guerra mondiale che discendono, a catena, tante altre».

Il suo saggio, come gli altri contenuti nel volume, è scritto in tedesco. Per quale motivo?

«Finora non c’ era un saggio, in tedesco, su questi temi, sul confronto tra Francesco Giuseppe e Battisti visti da Kraus. L’ intento è quello di portare oltre i confini nazionali la conoscenza di una dimensione trentina e italiana della figura di Battisti, proiettandola in una dimensione europea. Tantopiù visto che Kraus, in riferimento al politico trentino, si richiama in maniera esplicita al Risorgimento italiano, seguendo una linea che da Mazzini coinvolge i socialisti per arrivare a Cesare Battisti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA