Pierobon e la Haydn omaggiano gli autori di Otto e Novecento 

Prima tappa. Parte dal Palafiemme di Cavalese il tour estivo del direttore e trombettista  Assieme a lui tutta la sezione fiati dell’Orchestra regionale con l’aggiunta di due percussionisti «Il programma è una raccolta/tributo che travalica tutti i generi. Non mancherà Morricone»

di Daniela Mimmi

Trento. Farà una cavalcata a ritmo sostenuto nella musica italiana dall’Ottocento al Novecento Marco Pierobon insieme alla potente sezione fiati dell’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano. Il tour estivo del direttore e trombettista parte oggi dal Palafiemme di Cavalese alle ore 20, 30 e prosegue lunedì 17 al Cortile interno del Palazzo Vescovile di Bressanone, sempre alle 20,30, martedì 18 nella piazza di San Martino in Passiria, alla stessa ora, mercoledì 19 alle 21,30 il Piazza Cesare Battisti a Trento, giovedì 20 agosto alle 21, in Piazza Terme a Merano, il giorno dopo alle 21 alla Casa Michael Pacher di Brunico e infine, ultima data, sabato 22 agosto alle ore 20,30 al Parco delle Semirurali di Bolzano. Abbiamo chiesto a Marco Pierobon come ha costruito il programma di questo mini tour regionale. «È un programma che travalica di proposito tutti i generi. Partiamo da Ponchielli di cui ho arrangiato per fiati un concerto che era previsto per tromba e banda per arrivare a un tributo assoluto dovuto a Morricone. In questa raccolta/tributo ci sono alcune fra le melodie più celebri legate a capolavori come, fra le altre, “Mission”, “Per un pugno di dollari”, “Il buono, il brutto e il cattivo”, “Nuovo Cinema Paradiso”. C’è un brano tradizionale del Carnevale di Venezia, ci sono delle canzoni di Giovanni D’Anzi e Fred Bongusto, “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco, “Guarda che luna” di Buscaglione. È un programma “tutto italiano” che rende omaggio ad alcuni autori della grande “melodia” italiana. Sono tutte melodie immortali che hanno accompagnato un’epoca d’oro per la canzone italiana d’autore».

Di che organico dispone?

Tutta la sezione fiati dell’orchestra a cui si sono aggiunti due percussionisti. La sorpresa arriverà alla prima prova, ma sono sicuro che piacerà perché è un concerto estivo, divertente e brillante come devono essere i concerti estivi. I concerti estivi sono sempre stati comunque diversi da quelli invernali all’interno dei teatri. È un programma che strizza l’occhio all’ascoltatore e lo conquista. Per me è un bello stimolo, anche perché io non mi prendo mai sul serio: neppure in inverno e men che meno in estate.

Sarà diverso anche il pubblico: non ci sarò solo quello pagante che va a teatro, ma anche quello che passa lì per caso.

Infatti. La nostra speranza è che qualcuno di questi che vengono a sentirci per curiosità o non hanno altro da fare, magari si innamorino della musica e in autunno vengano a sentirci a teatro.

Cosa ne pensa di questi concerti con l’Orchestra frammentata?

Non ci sono molte alternative e queste sono le uniche alternative che ci concede la legge. Preferisco questa scelta a quella di alcune orchestre che hanno chiuso i battenti fino al prossimo anno. Va bene tutto quello che serve per tenere attiva un’orchestra e tenere desto l’interesse del pubblico.

Come vede questa estate?

È un’estate strana, diversa da tutte le altre, disomogenea. Ci sono categorie poco tutelate come quelle degli artisti che stanno avendo grossi problemi. Quando ne usciremo, saremo diversi anche noi. Non daremo tutto per scontato. Non è scontato uscire di casa e andare a sentire un concerto, anche se per noi fino a poco fa lo era. Il pubblico dovrà trovare la normalità, non ascoltare solo la musica in steaming. Durante il lockdown i concerti e le lezioni in streaming sono state importanti. Io ho tenuto una masterclass per 300 studenti e abbiamo raccolto 3.000 euro che abbiamo donato allo Spallanzani di Roma. Ma adesso bisogna pensare a ricominciare, a uscire, a riappropriarci della musica dal vivo. Penso che il pubblico quest’inverno sarà diverso anche perché avrà sentito la mancanza della musica dal vivo, del teatro. Immaginiamoci tutti, cosa sarebbe stato il lockdown senza musica, libri, film. Forse abbiamo imparato a dare il giusto valore a tutte queste cose, all’arte in generale. Non ho la sfera magica. L’ho ordinata per posta ma ancora non mi è arrivata. Ma anche senza sfera magica, so che ne usciremo cambiati, non so se in meglio o in peggio.