L'INTERVISTA MANUELE MAESTRI il progetto 

«Musica senza confini, a Trento una cattedra» 

Il progetto. L’idea è quella di permettere ai disabili di suonare con strumenti e spartiti speciali «L’ostacolo principale è quello finanziario, macchine e manutenzione costano molto»  

di Katja Casagranda
Trento. La musica è quel linguaggio universale che sa abbattere confini e barriere, che sia geografiche, del tempo o fisiche. Ancor di più è vero questo assioma nel momento in cui ci si approccia al progetto “Musica senza confini” del bassista e compositore Manuele Maestri. Ieri al Conservatorio di Trento, Maestri ha presentato il suo progetto di musica inclusiva che aspira a diventare un prodotto musicale con uno sbocco live, così come vuole il percorso di studi in composizione pop. Un progetto speciale che permette a persone portatrici di disabilità di suonare uno strumento e uno spartito con strumenti speciali. Un curriculum di tutto rispetto con una laurea al Conservatorio di Rovigo in basso elettrico, la borsa di studio Umbria Jazz Clinics Berklee presso la scuola Officina Musicale di David Boato e di seguito la borsa di studio per la Berklee College of Music di Boston. Il perfezionamento con insegnanti di primo livello e la collaborazione dal 2014 con il batterista Francesco Inverno nella F&M Rhithm Section. La laurea al Conservatorio di Trento in composizione pop, conseguita proprio ieri, si affianca a collaborazioni live con artisti come : Patty Pravo, Bruno Cesselli, Rock Blues Society , IMT Vocal Project, Ivan Zuccarato, Ivan Tibolla, Silvia Carta, David Boato, Davide Devito, Corrado Zanetti, Joyful Gospel Group, Venice Gospel Ensemble e molti altri.

Come nasce Musica Senza Confini?

Questo progetto di musica inclusiva nasce all’interno della band con cui suono in quanto la cantante del gruppo ha due figli disabili di otto anni e questo mi diede lo spunto per cercare il modo attraverso cui superare l’ostacolo e portare anche chi ha disabilità a poter suonare. Ho iniziato quindi una ricerca in internet attraverso cui ho individuato degli strumenti particolari nati proprio a questo scopo, oppure inerenti il progetto ma non sfruttati a tale ambito. Ho quindi deciso di investire personalmente, grazie al sostegno dei miei genitori, comperando questi strumenti e mettendo in piedi il progetto.

Un progetto che comporta quali competenze?

Competenze musicali, di informatica e di informatica musicale innanzitutto. Credo fermamente in questo progetto che ho sottoposto a tantissime associazioni fra cui ha solo risposto Associazione AGAPE di Venezia, in quanto si tende a confondere quello che sto facendo io con musicoterapia. Ci tengo a sottolineare che non è musicoterapia, in quanto io non ho competenze in quel campo, è proprio un progetto musicale che vuole far suonare i ragazzi con ogni tipologia di disabilità fisica o mentale, ma parliamo anche di problemi legato a sclerosi o distrofia, finalizzato alla produzione di musica che sia su formato o live, a cui ogni progetto musicale in realtà ambisce. Tanto che abbiamo già diverse date, ben 7, di concerti fra cui l’apertura del Congresso Meet Music a Follonica o a Marghera per i Uguale Days, dove avrò anche il gazebo delle macchine che utilizzo per permettere ai ragazzi di suonare.

Macchine che funzionano come?

Sono dispositivi strumentali con a monte un lungo lavoro di programmazione avanzata, strumenti digitali con microfoni ad ultrasuoni che intercettano i movimenti del corpo, oppure pad colorati legati a note, frasi musicali e altro. Ho reperito queste macchine all’estero dove la ricerca in tale senso è avanti, come in Germania, Inghilterra, America, ma anche Australia dove per esempio si lavora sulla cecità. Sto anche lavorando sulla trascrizione in braile degli spartiti. Con i ragazzi di AGAPE stiamo lavorando da quattro mesi ma i risultati suono molto buoni

Sono i ragazzi che ieri erano a Trento per la dimostrazione tenuta al Conservatorio?

Sì esatto. Ho abbinato la dimostrazione che in realtà era l’esame di laurea, in quanto sebbene sono di Venezia, ho scelto di studiare al Conservatorio di Trento composizione perché qui c’è Danilo Minotti, il miglior arrangiatore d’Italia. Con il Conservatorio potrebbe nascere un innovativo corso di studi di musica per disabili. Un corso che per esempio in Germania esiste ma in Italia non esiste.

La difficoltà più grande di questo progetto?

Trovare sponsor. I costi delle macchine e della manutenzione sono alti e le associazioni tendono a pensare si tratti di musicoterapia. Quindi la difficoltà maggiore è trovare sponsor e chi creda nel progetto. Sto cercando di comunicare il progetto via social e con altri canali ma non è semplice. Invece potrebbe avere grandi sbocchi come esperienza in quanto disabilità non è sinonimo di mancanza di musicalità o gusto musicale

Il sogno?

Oltre a diffondere il progetto e magari istituire un corso di studi, ambisco a creare una band con i ragazzi disabili di AGAPE ma anche altri e amici musicisti che sto coinvolgendo, registrare un disco ed esibirci live.