«Houdini il mio mito Sogno di regalargli la vera immortalità» 

L’intervista. L’illusionista Andrew Basso da Borgo Valsugana alla conquista degli Stati Uniti «Mi sono regalato un collo di camicia dell’uomo che mi ha insegnato a vedere oltre l’ordinario. In questo momento di tour bloccati voglio anch’io aiutare gli altri a sfidare le loro possibilità»

di Katja Casagranda

Trento. Ha coronato un suo sogno Andrew Basso, escapologo di fama mondiale partito dalla sua Borgo Valsugana alla conquista dei più prestigiosi palchi di tutto il mondo con questa sua abilità nella fuga, un sogno che non riguarda questa volta un traguardo in fatto di carriera ma un sogno che va al di là del tempo e del materiale. Ha deciso di aprire l’anno nuovo, il 2021 infatti regalandosi un cimelio davvero importante, ossia il collo di camicia autografato di Houdini, per inaugurare un anno pieno di obiettivi e sfide. È lo stesso Andrew Basso a raccontarsi dalla sua New York.

Cosa vuol dire avere fra le mani un cimelio di colui a cui hai sempre dichiarato di ispirarti, il grande Houdini?
Ha un valore simbolico e affettivo, che come per tutti i collezionisti trascende il valore materiale e si avvicina ad un aspetto non razionale ma di passione ed emozione. Sei guidato nel valore intrinseco che l’oggetto ha per te e nel caso specifico per me è essere in contatto con un mito che ha ispirato la mia vita. Un uomo nato in Ungheria da una famiglia povera, un immigrato che ha scalato il successo divenendo un divo strapagato, un’icona mondiale, un simbolo che dopo novant’anni viene usato nel parlare comune.

Un legame quindi molto lungo?

E intenso per quel che mi riguarda, tanto che la prima volta che venni a New York la prima cosa che feci fu andare sulla tomba di Houdini. Fu un’esperienza fortissima Era quel tipico freddo di New York invernale in questo cimitero ebraico, appoggiai le mani sulla tomba e ci fu una connessione. Rimasi inginocchiato e rapito per quello che a me parvero pochi minuti ma in realtà fu un tempo molto più lungo e dentro di me ebbi delle risposte e vidi quale fosse la mia strada. Ho dedicato molte pagine al racconto di questo momento nel mio libro “Credi nell’impossibile” perché nel mio mestiere il confine è sempre molto labile fra materiale ed immateriale. Tanto che chissà mi piacerebbe pensare di regalare l’immortalità ad Houdini attraverso la scienza che negli anni ha fatto progressi.

Parliamo di DNA e clonazione?
Houdini era affascinato dalla vita dopo la morte, tanto che frequentò molti medium e proprio grazie ai suoi studi si impegnò anche a smascherare chi si approfittava del dolore delle persone. In punto di morte promise alla sua amata moglie di trovare, qualora ci fosse, un modo per tornare da lei consegnandole un codice segreto. Lei ogni anno attraverso un medium provò il contatto. Oggi magari può essere la scienza a coronare il suo sogno. Oggi ci sono gli eroi Marvel, ma lui fu il primo a sfidare l’impossibile, ad insegnare alle persone a credere che se davvero vuoi, puoi fare cose al di là delle tue capacità ordinarie.

È un po’ questo quello che lei ha ereditato?
Il suo lascito direi che è questo. Io non vivo il mio mito come un traguardo da superare, ma come un maestro e un’ispirazione, per trovare poi la mia strada e la mia eccellenza.

Pur in un periodo difficile in cui tutto il mondo dello spettacolo è fermo?

Purtroppo a Broadway si pensava di ripartire a maggio ma ho sentore che slitta tutto ad ottobre e sempre con un forse da aggiungere. I grandi eventi e i tour sono bloccati, ma se ho vissuto un 2020 tranquillo, solo a Natale ho realizzato cosa stia succedendo. Proprio per questo, in un Natale surreale per certi versi e così diverso è maturata in me una consapevolezza e sono pieno di entusiasmo e di progetti.

Tipo?
Voglio insegnare alle persone a credere in se stesse e a sfidare le proprie possibilità. Con questa ottica sto facendo dei tutorial su Tik Tok in cui insegno tecniche di fuga da lacci, fascette o nastro adesivo. Per dare sicurezza alle persone che anche in situazioni di pericolo e quando pensi di non poterti salvare o liberarti c’è sempre un modo. Non è solo una prigione fisica, ma soprattutto mentale. Inoltre ho capito quanto ci siamo seduti come genere umano, quanto siamo vittime della comodità che ci ha fatto dimenticare le risorse di cui siamo dotati. Nei miei video sui social ad esempio sto nella neve con calzoncini da bagno. È per riabituare il corpo al freddo e ai sui limiti. Ovviamente ci si deve arrivare gradualmente e con rigore, ma insegno o meglio lancio questi messaggi, perché stiamo perdendo il ricordo ancestrale di chi siamo e di chi eravamo, un tutt’uno con la terra. Un recupero del ricordo del DNA ancestrale insomma. Penso che questa situazione che stiamo vivendo sia una crisi che però, nel mio caso sicuramente, mettendo in discussione tutte le certezze e tutte le abitudini anche date per scontate, mi possa permettere di reinventarmi, re ritrovarmi e re indirizzarmi. Vorrei dare un messaggio positivo come sempre ho fatto. Non credo nel ripiego sul virtuale, sebbene lo ho indagato e mi ha dato soddisfazioni come l’iniziativa “Uno ad uno” in cui porto attraverso il collegamento online la magia da te, ma la vera magia è quella sul palco con le persone in sala dove l’aria è frizzante da quell’atmosfera di emozioni che si confondono e si amplificano diventando un tutt’uno. È irrinunciabile, niente può sostituire la presenza e la magia di quel momento e chissà magari portare un mio nuovo spettacolo a cui sto lavorando anche a Trento.