Trilinguismo, bocciatura totale: «Il Clil non funziona»

“Sentenza” pesante del Consiglio del sistema educativo provinciale I genitori: «Troppe ore». Gli studenti: «Non si apprende né la lingua né la materia»

di Francesca Quattromani

TRENTO. Trilinguismo, in Trentino bocciato il metodo Clil. A due anni dalla sperimentazione la sentenza del Consiglio del sistema educativo provinciale è pesante, per questo si chiede una significativa revisione del metodo. Il documento verrà presentato a breve alla Provincia. I nodi: l'effettiva applicazione del progetto e la sua efficacia. Il Consiglio del sistema educativo provinciale (organo consultivo istituito da una legge della Provincia nel 2006) è presieduto da Giovanni Ceschi: «La proposta collegata al Clil non dà le garanzie previste nè una maggior competenza linguistica per gli studenti. Non potenzia nemmeno le competenze delle discipline». Il motivo? Il sistema è complesso ed è un sistema dove si sono sovrastimati i livelli linguistici dei docenti». Il Presidente Rossi, che sulle ore di Clil previste dal piano aveva fatto un passo indietro ( dal prossimo anno scolastico passeranno da 5 a 3) ha fornito degli strumenti (previsti anche incentivi economici) per migliorare la competenza degli insegnanti. Un bene, ammette il Consiglio, ma i tempi di attuazione restano compressi. I risultati, ad oggi, sono deludenti. «Un insegnante che media i contenuti disciplinari in lingua abbassa il livello stesso dei contenuti e li semplifica» chiarisce Ceschi. E questo, aggiunge poi, non va certo a beneficio dell'apprendimento linguistico. «L'insoddisfazione è generale, il problema è serio. Ci chiediamo se lo sforzo ed il costo di questa riforma siano sostenibili». Alle elementari il disagio è forte, il metodo crea confusione, i risultati (di positivi se ne contano) sono comunque a macchia di leopardo.

Alle medie il metodo viene giudicato forse più efficace, rispetto alle elementari, ma resta comunque complesso.

I genitori. In seno al Consiglio del sistema educativo, il rappresentante è Maurizio Freschi. «Siamo favorevoli al piano Trentino trilingue ma non ne condividiamo le modalità di attuazione. Si è deciso di procedere a 360° sulla scuola trentina con un monte ore eccessivo rispetto alle risorse disponibili, penalizzando il risultato e perdendo contenuti sulle discipline. Riteniamo che sarebbe stato più opportuno calibrare le ore di insegnamento Clil sulle reali risorse umane disponibili, implementando il monte ore solo dopo aver formato adeguatamente i docenti. Così strutturato il Clil si sta rivelando più un'operazione di marketing politico che un'opportunità per gli studenti». I genitori non sono contrari all'idea ma alla sua messa in atto. Su materne e primarie l'applicazione si sarebbe potuta evitare: nei primi anni di apprendimento i bambini devono acquisire la lingua.

Alle superiori. Stefano Auriemma, è il rappresentante della Consulta provinciale degli studenti. «Metodo Clil bocciato. Gli insegnanti devono essere bilingui o avere un livello C1, meglio se C2; devono essere competenti della materia. Con questo metodo non si apprendono nè la lingua nè la materia ai livelli sperati. I programmi si allungano». Secondo gli studenti delle superiori le risorse che si spendono per il Clil e per i metodi alternativi dovrebbero essere usate per migliorare la didattica attuale: 10 anni obbligatori di studio della lingua non sono pochi.

Il Consiglio è composto da docenti dei diversi ordini, dalla Consulta degli studenti, dai rappresentati dei dirigenti scolastici, dalla Sorastanta di Fassa, più i rappresentanti della formazione professionale, del personale amministrativo, delle paritarie.