Supermercati, una spesa salatissima

Secondo Altroconsumo in Trentino i prezzi sono fra i più alti d’Italia: «Poca concorrenza perché mancano i colossi»


di Silvia Siano


TRENTO. La sfida dei prezzi si combatte in tutta Italia sugli scaffali dei supermercati. Non così a Trento dove invece, secondo l’inchiesta di Altroconsumo, che fotografa le dinamiche concorrenziali nella grande distribuzione all’interno di 61 città italiane, langue la battaglia delle insegne. I prezzi minimi sono tra i più alti della penisola, ma soprattutto, la forbice tra i negozi più e meno cari è ridottissima. «Dove i prezzi sono più alti – spiega Marco Bulfon, curatore dell’indagine - c’è un problema di concorrenza, come succede in molte realtà nelle quali i supermercati sono di piccole o medie dimensioni. Mancano cioè insegne importanti che facciano una battaglia sul prezzo».

I supermercati più costosi a Trento sono il Poli, il Billa, mentre quelli dove si spende meno per fare la spesa sono il Supercoop, l’Orvea e l’Eurospar anche se la differenza è poca. «Lo strumento di valutazione è l’indice di convenienza – continua Bulfon – quello più basso, base 100, è stato assegnato al punto vendita in assoluto meno caro, trovato ad Arezzo». L’indice di convenienza a Trento varia invece dai 112 dell’Eurospar (prezzi quindi più alti del 10% rispetto alla media) e della Supercoop, ai 115 del Poli e del Billa, passando per i 114 del Pam.

Situazione simile anche a Bolzano, dove si risparmia, seppur di poco rispetto a Trento. L’insegna più concorrenziale nella città altoatesina è l’Interspar (con un indice di 110), quella più cara è la Despar (con un indice 116). Per la spesa, ogni famiglia spende in media all’anno, nei supermercati trentini, circa 6.470 euro e riesce a risparmiare al massimo 180 euro, mentre a Bolzano si spendono circa 6.416 euro con un risparmio massimo di 373 euro.

Secondo l’esperto è anche un’altra la ragione che spiega la scarsa convenienza nel fare la spesa: la collocazione geografica. «La montagna – precisa - non facilita lo spostamento delle persone, le insegne possono essere meno attratte ad investire, anche se ci potrebbero essere le condizioni perché la tendenza si inverta». Un circolo virtuoso che Altroconsumo ha osservato a Verona. «Il caso della città scaligera è emblematico – spiega – qui ci sono punti vendita di piccole e medie dimensioni di carattere locale che trovano la forza di competere con i grandi nomi della distribuzione organizzata. A Verona si spendono in media 6.088 euro all’anno con un risparmio massimo di 533 euro. Se aprissero grandi insegne a Trento, si aiuterebbe molto la concorrenza ed anche i piccoli punti vendita potrebbero migliorare i loro prezzi».

L’esperto di Altroconsumo non esclude che i punti vendita trentini arrivino a giocarsi una parte di clientela, quella che abita nelle zone a ridosso del veronese e che potrebbe approfittare dei prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quelli di casa.

Per risparmiare e dare una scossa al mercato stagnante, meglio puntare sugli hard discount presenti. «Da un po’ di tempo stanno aprendo punti vendita di hard discount di carattere nazionale – conclude Bulfon - che sono competitivi sul prezzo. Una grossa leva per la concorrenza. Poi il testimone passa alle famiglie che dovrebbero premiare queste insegne, iniziare a provarle per vedere se il gioco vale la candela, se i prezzi più bassi assicurano comunque la qualità dei prodotti. Quanto più si premia chi fa il prezzo migliore, quanto più si induce gli altri marchi ad entrare in concorrenza».

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