Ramonda: «Siamo pronti per riaprire» 

Il commercio scalpita. Il titolare della catena di negozi di abbigliamento: «Senza vaccino, ripartire oggi o a settembre non cambia nulla, se non per i destini delle aziende. Con il coronavirus dobbiamo conviverci e noi abbiamo già predisposto tutto perché l’attività possa ricominciare»

di Daniele Erler

Trento. «Noi abbiamo fatto la nostra parte, ora lasciateci aprire». Mario Ramonda è il titolare dei negozi "Sorelle Ramonda". In Trentino dà lavoro a 120 persone, ma sono 1600 se si considera gli altri punti vendita in Italia. «Ci hanno detto che ci lasceranno aprire il 18 di maggio, ma è ancora una "presunta apertura", perché abbiamo già avuto tanti rinvii. Siamo delusi e non ci fidiamo più».

Ramonda, voi come vi siete organizzati in questi giorni?

Abbiamo applicato tutto quello che è previsto dal protocollo nazionale. Quindi siamo pronti con le mascherine e i guanti. Faremo rispettare la distanza di un metro con le entrate scaglionate. Abbiamo aggiunto il plexiglass alle casse. Abbiamo acquistato un dispenser per il lavaggio delle mani. Garantiremo la sanificazione dei locali e ci occuperemo di sanificare anche l’aria condizionata.

Però lo "shopping" è destinato a cambiare, durante l’epidemia, non crede?

Dal mio punto di vista, penso che l’apertura dei punti vendita dovrà coincidere con una maggiore libertà di movimento. Altrimenti è un controsenso. Io ho fiducia che il consumatore finale tornerà a comprare come prima. Certo, con comportamenti diversi, perché ci saranno più controlli e più rigore.

Si potranno provare i vestiti? E se sì, verranno sanificati ogni volta?

Non abbiamo indicazioni in merito, al momento. Però io faccio un esempio che credo sia oggettivo. Al supermercato non vengono sanificati i prodotti ogni volta che vengono toccati. Perché per i vestiti dovrebbe essere diverso? Non ha senso sanificare ogni vestito ogni volta che viene toccato.

La vostra richiesta è dunque di riaprire prima possibile?

Sì, l’economia deve ripartire per forza di cose. A stare chiusi per mesi si crea un danno senza eguali e una recessione che avrà una ripresa lentissima. Ora vi dico un ragionamento che è mio, ma credo sia condiviso: aprire oggi, al 18 maggio o a settembre non dovrebbe cambiare molto, finché non esiste un vaccino. La pandemia esiste e dobbiamo imparare a conviverci. In negozio abbiamo la collezione primavera-estate. Avremo tre mesi per vendere i prodotti che normalmente vendevamo in sei mesi. In più avremo problemi anche sui rifornimenti per la prossima stagione, perché tutta la filiera si è fermata.

Lei dice di essere deluso. Per quale motivo?

Mi aspettavo più coraggio. Nel terziario ormai siamo fra i pochi che non possono riaprire. Non mi sembra che i nostri "cugini" che vendono altre merci, come gli alimentari, e che non hanno mai chiuso, si siano ammalati tutti.

Una settimana in più fa la differenza?

Ogni giorno fa la differenza. Fateci sollevare le serrande, non possiamo aspettare. Immaginatevi la preoccupazione che abbiamo nei confronti delle 1600 famiglie dei nostri dipendenti: è enorme. È questo sconforto che ci fa urlare: fateci riaprire i battenti.