Punta Penia, la Capanna si rinnova

Il documentario sul rifugio più alto delle Dolomiti, con gli uomini che amano la Regina: in vetta ti senti padrone del mondo

di Andrea Selva

CANAZEI. Nella Capanna Punta Penia, in vetta alla Marmolada, a 3.343 metri di quota, c’è il letto più alto delle Dolomiti, per chi vuole provare un’esperienza estrema: tramonti e albe che vanno in scena su un mare di nuvole, ma anche notti sbattuti dal vento e risvegli gelati quando il termometro (come nei giorni scorsi) segna 6 gradi sotto zero (e l’acqua si ghiaccia pure all’interno del rifugio!). Su questo avamposto costruito dall’uomo in cima alla Regina c’è ora un documentario che ne ricostruisce la storia attraverso una ventina di interviste a persone che alla Capanna (e alla Marmolada) hanno voluto (e vogliono ancora) molto bene. L’hanno girato Davide Menegazzi e Luca Sella che hanno trascorso tutta l’estate del 2012 in quota per gestire il rifugio: ed ecco svelato il segreto di quelle immagini fantastiche, colte al volo da chi ha vissuto sul posto tutta l’estate, giorno e notte, alba e tramonto.

La storia è questa: c’era una volta una baracca di soldati e c’erano due fassani (“Gigiotti” Brunner e Gusto Brach) che negli anni Cinquanta, partendo dai pochi resti trovati in quota, costruirono un rifugio. Poi si susseguirono gestori storici come Gino Soraperra, detto Robinson per il coraggio con cui affrontava la solitudine della vetta. Ad esempio in quell’estate (era il 1965) che rimase bloccato in quota da una bufera di neve per 8 giorni e 9 notti. Oppure Claudio Toldo che racconta di quel fulmine che - invece di folgorarlo - lo “toccò” in testa appena fuori dalla Capanna: «Una specie di avvertimento che ho saputo cogliere al volo...».

Quella Capanna che Tone Valeruz raggiunse, solo, da bambino, spedito in vetta dal padre, non è in realtà luogo per tutti anche se Jimmy Pacher ci arriva (spesso e volentieri) volando (in salita!) con il suo parapendio e capitano giorni in cui dal muro verticale della parete sud spuntano alpinisti extraterresti come Hansjörg Auer, intervistati nel documentario con il trentino Maurizio Giordani e (tra gli altri) con il gestore del rifugio Pian dei Fiacconi, Guido Trevisan.

Aurelio Soraruf - proprietario e gestore del rifugio Castiglioni - da sei anni è il proprietario anche della Capanna e sta pensando di rinnovare la vecchia baracca prima che il vento se la porti via: «Ma volevo fermare lo spirito di questo rifugio storico con un documentario prima di pensare al futuro» racconta.

Un edificio particolare, dove la solitudine è estrema, fino alle lacrime, ma che sa ripagare con gli interessi chi si dedica alla Marmolada: «Perché lassù - racconta commosso Ermanno Lorenz, gestore per alcune stagioni - può capitare di sentirsi i padroni del mondo».

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