Pronto sono l’oncologo, 1.000 visite al telefono 

Le frontiere della sanità. L’esperienza dei medici del Santa Chiara durante il lockdown Covid: «Con un patto con i nostri pazienti abbiamo garantito i follow-up a distanza. E continueremo così»

di Andrea Selva

Trento. Nulla può sostituire una visita medica a tu per tu, con il medico che ti guarda, ti ascolta e ti chiede: «le fa male se tocco qui?». però le visite periodiche di controllo sono un’altra cosa, soprattutto quando i pazienti hanno terminato i trattamenti post-operatori e si tratta di verificare che non ci siano ricadute. in questo caso il telefono può essere una possibilità, anzi è stato così per oltre mille pazienti di oncologia che durante le settimane del lockdown sono stati raggiunti al telefono dai medici del santa chiara. e ora questa esperienza non sarà abbandonata: «chiaramente ci deve essere un patto tra medico e paziente, che deve essere d’accordo - spiega il primario orazio caffo - ma l’esperienza ha dimostrato che in determinate condizioni le televisite si possono fare, e oltre la metà dei pazienti sarebbero disposti a ripetere l’esperienza al di là dello stato di emerenza covid.

L’esperienza

«Chiariamo una cosa – dice Caffo - il grosso delle terapie non può essere fatto a distanza, ma per i cosiddetti follow-up, cioè i controlli periodici, il discorso è diverso. In piena pandemia abbiamo prolungato le forniture di farmaci e ci siamo organizzati per visitare i nostri pazienti al telefono invece che personalmente. L’obiettivo era quello di evitare che questi pazienti fragili lasciassero la loro abitazione per esporsi al rischio di contagio» spiega il primario. E così è stato, almeno per i pazienti (circa il 90 per cento) che hanno dato il via libera alla visita a distanza. Chi non se l’è sentita è stato visitato in modo tradizionale.

I timori

«C’era una certa dose di ansia - spiega ancora il primario - ma questa esperienza ha dimostrato che si può fare. Bisogna anche tenere conto che in altre realtà italiane il follow-up non viene garantito dai servizi sanitari: il paziente al termine delle cure saluta i medici e torna in carico al proprio medico di base. Noi invece l’abbiamo sempre garantito e durante la pandemia abbiamo continuato a distanza».

Margini di miglioramento

La maggior parte delle visite è avvenuta al telefono ed è stata resa possibile dal fatto che i medici hanno accesso a tutte le informazioni cliniche del paziente, compresi eventuali esami o analisi che possono essere fatti in vista della visita. Ma il telefono ha dimostrato alcuni limiti di comunicazione rispetto ai collegamenti in video conferenza attraverso il computer: «In questo secondo caso, ovviamente con pazienti che erano pronti dal punto di vista tecnologico a collegarsi in videoconferenza, la qualità della comunicazione si innalza moltissimo - spiega ancora Caffo - tanto che personalmente ho potuto sostenere colloqui anche in fasi molto delicate della malattia».

Numeri e tempi

All’interno del reparto di oncologia del Santa Chiara vengono effettuate 12-14 visite di follow-up ogni giorni, cioè 60-70 ogni settimana. E durante il lockdown oltre mille di queste visite di controllo sono state garantite al telefono. A chi pensa che il vantaggio sia esclusivamente per l’Azienda sanitaria, il dottor Caffo replica che “in realtà i medici hanno impiegato più tempo per i colloqui telefonici, rispetto ai tempi che sarebbero serviti in ambulatorio”. Un’esperienza da seguire anche in futuro? «Nei casi in cui può essere applicata, sicuramente sì».