la novità

Papà a casa con i figli bonus esteso fino a 12 anni

Il Jobs Act ha allargato il congedo ma non retribuito. Adesso la Provincia estende il contributo (oggi è fino a 8 anni del bambino): il 30% dello stipendio


di Chiara Bert


TRENTO. Non sarà come in Svezia, dove l’80% dei padri rimane a casa con i propri figli piccoli, al posto delle madri, o alternandosi con loro. Ma il Trentino punta a restare all’avanguardia nei congedi parentali: coinvolgere i papà nell’attività di cura significa ridurre lo sbilanciamento del carico, che ancora oggi grava principalmente sulle donne, e dall’altra favorire il lavoro femminile. Perché da un lato la scarsa occupazione delle donne deriva molto spesso dalla necessità di stare a casa con i figli e dall’altro i datori di lavoro - in previsione che le lavoratrici si assenteranno più dei colleghi uomini - possono considerare l’assunzione delle donne più onerosa.

Le novità del Jobs Act. Si tratta di equilibrare questa situazione. Una parte l’ha fatta il governo con il Jobs Act: il decreto attuativo del 15 giugno scorso ha portato da 8 a 12 anni del figlio il periodo entro cui i genitori possono usufruire del congedo parentale e ha elevato da 3 a 6 anni l’età in cui si ha diritto a un indennizzo. I periodi di congedo (per un massimo complessivo di sei mesi tra i due genitori) sono indennizzati al 30% della retribuzione media giornaliera a prescindere dalle condizioni di reddito del genitore che fa richiesta. Tra i 6 e gli 8 anni di vita del bambino l’indennizzo è invece subordinato al reddito del genitore, che per il 2015 è stato fissato a 6.531 euro. L’altra novità è appunto quella che il genitore può chiedere il congedo anche dopo gli 8 anni, fino ai 12 anni del figlio e fino a 6 mesi individualmente e con un limite massimo complessivo tra i genitori di 10 mesi, ma in questo caso senza percepire alcuna retribuzione.

In Trentino. La Provincia di Trento è pronta ad aggiungere un dettaglio non di poco conto: il contributo - un’indennità del 30% dello stipendio, fino a un massimo di 900 euro al mese per un massimo di 4 mesi - che oggi vale fino agli 8 anni del bambino, potrà essere usufruito fino al 12° anno di età.

Si tratta di uno degli interventi contenuti nel nuovo piano di politica del lavoro che entro fine mese approderà in giunta provinciale, dopo il passaggio nella commissione provinciale per l’impiego. Il documento dell’Agenzia del lavoro adegua tutte le azioni a sostegno dell’occupazione femminile, dunque anche il congedo di paternità, alla nuova disciplina del Jobs Act, ma fa dei passi ulteriori: i padri potranno stare a casa per un periodo con i propri figli fino al compimento del 12° anno di età, e avere un sostegno economico.

Attualmente infatti ai padri che chiedono il congedo parentale, in alternativa alla madre lavoratrice, l’indennizzo è riconosciuto pari al 30% della retribuzione e il sostegno è aumentato al 40% nel caso di richiesta del congedo parentale a partire dal 7° mese.

I padri che stanno presentando la domanda in queste settimane, o che lo faranno nelle prossime, potranno già beneficiare del nuovo regime grazie a una norma transitoria che consentirà loro, una volta approvato il nuovo piano della Provincia, di optare per la disciplina più vantaggiosa.

Incentivi al lavoro femminile. Il piano di politica del lavoro, come detto, si propone di sostenere l’occupazione delle donne. Accanto al capitolo congedi, conterrà altre novità. Tra queste c’è l’intervento “Donne digitali”: nel settore del digitale ci sono le maggiori potenzialità di nuovi posti di lavoro, e l’obiettivo è dunque quello di ridurre il gap di conoscenze delle laureate in discipline non scientifiche, con iniziative di alfabetizzazione informatica e di sviluppo delle competenze tecnico-scientifiche attraverso tirocini.

Un altro fronte di intervento riguarderà il supporto alla presenza delle donne nei ruoli di vertice. Nel settore privato in Trentino (dati delle aziende con più di 100 dipendenti) ogni 10 quadri le donne sono poco più di due e su 10 dirigenti solo in un caso la qualifica è ricoperta da una donna. Il progetto prevede che l’Agenzia del lavoro rilasci un marchi, «Valore Donna», ai datori di lavoro che realizzeranno politiche favorevoli all’equilibrio di genere e che adotteranno pratiche organizzative efficaci di gestione della maternità. In prospettiva il marchi potrà essere riconosciuto come punteggio nelle gare di appalto.

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