Panato chiude il negozio dopo 39 anni: «Ora foto itineranti» 

Mestieri al bivio. Dino Panato aprì “L’Immagine” in via Veneto nel 1981 con la moglie Franca. Ai primi di marzo si abbassano le serrande:  «La concorrenza di internet ha imposto una svolta al nostro mestiere» Daniele Panato: «Mi reinvento. Porterò la fotografia a domicilio»

di Daniele Peretti

Trento. C’è qualcosa di antico nel futuro di daniele panato, il fotografo del “trentino” che dopo la chiusura dello storico negozio di famiglia, andrà a fare il... “fotografo ambulante”. “voglio portare la fotografia dove non può arrivare: scatti a domicilio per gli anziani o per chi non può muoversi da casa; ritratti, ritiro e consegna di fotografie da riprodurre, servizio che presterò anche per la scelta delle foto delle cerimonie. e naturalmente proseguirò sempre con la mia consolidata collaborazione con il trentino”.

Era il 1981 quando in via veneto a trento apriva “ l’immagine” foto studio di dino panato, un’avventura nata per trasformare una passione in lavoro, un lavoro di famiglia. al suo fianco c’erano la moglie franca bottura, il fotografo paolo pedrotti e il figlio daniele. erano gli anni in cui si andava dal fotografo per sviluppare le pellicole dopo le vacanze, o dopo le feste in famiglia, nell’arco di tutto l’anno, poi gli album, le cornici e non per nulla i fotografi in città erano più di dieci. poi tutto è cambiato.

“l’immagine” riuscì ad adattarsi alla rivoluzione portata dalla fotografia digitale, ma rapidamente tutto è mutato. “lo sviluppo è scomparso, per gli articoli da fotografia – spiega franca bottura – la concorrenza di internet, della vendita diffusa dei supermercati ha finito per togliere il futuro ai negozi come il nostro e così in città stanno chiudendo uno alla volta”.

Non solo, ma franca ha decisamente voglia di godersi la pensione e per greta casagrande è arrivata l’occasione per debuttare nel mondo della moda: “greta è stata una collaboratrice preziosissima – sottolinea daniele panato – da sola ha retto il peso del negozio e non solo durante la malattia di papà. con lei il negozio ha registrato un rilancio grazie al suo essere anche grafico e quella sensibilità di interpretare la fotografia tipicamente femminile. lavorava e frequentava l’accademia della fotografia di verona e da qui l’occasione per debuttare come fotografa di moda a milano: un’occasione da non perdere”.

Per daniele sono stati tutti segnali che lo hanno convinto a modificare l’assetto della propria attività e così anticipando i tempi di una decisione alla quale aveva già pensato, con i primi di marzo il negozio di via veneto chiuderà i battenti. in questi anni com'è cambiata la clientela? “mi viene spesso in mente una frase di dino – ricorda franca – che mi diceva che i battesimi hanno ormai preso il posto dei matrimoni. nel senso che ci si sposa sempre meno preferendo la convivenza, ma il desiderio di far festa resta. allora l’occasione è il battesimo e lo si festeggia praticamente due volte. con i clienti anni fa c’era la confidenza di chi veniva anche una volta al mese a sviluppare le fotografie. oggi c’è l’amicizia che nasce con chi condivide momenti importanti della vita come appunto i battesimi, il matrimonio o il primo compleanno: sono questi i rapporti che mi mancheranno di più”.

Il negozio era il mondo di dino, un punto d’incontro e di sfogo. daniele ricorda così il “dino insegnante”: “un maestro che mi ha lasciato Sbagliare perché imparassi, anche se questa decisione poteva andare a scapito della qualità della foto. essere corretti dopo l’errore è molto più istruttivo che essere aiutati ad evitarlo. poi ho avuto la fortuna di essere adottato dalla grande famiglia dei fotografi trentini per i quali ero “ il bocia”: bernardinatti, cavagna per quanto riguarda gli spettacoli, zotta...tutti mi hanno dato dei consigli sul campo anche facendomi rifare completamente la fotografia se, secondo loro, avevo sbagliato posizione o esposizione”. con la scomparsa di dino panato si è chiuso un capitolo della storia della fotografia di trento che è anche parte della memoria della città. con la chiusura del negozio “panato” finisce - dopo 39 anni - anche quella storia, ma non il ricordo: dei baffoni di dino, delle sue sfuriate se ne parla sempre ogni qual volta si ripresentano situazioni simili. ma anche il radicale cambio professionale che daniele decide di fare nel 2020 è in linea con quello che papà dino fece nel 1981, quando abbandonò il lavoro dipendente per fare il fotografo, trasformando la passione in un lavoro fatto sempre con amore.