Nessuno vuol fare il cuoco il cameriere o il lavapiatti 

Il Caso della settimana. Crisi profonda nel settore alberghiero che fatica a trovare manodopera Prima se ne sono andati gli stranieri, ora gli italiani. L’Asat: «Il reddito di cittadinanza ci penalizza»

di Luca Petermaier

Trento. «Non più tardi di cinque minuti fa mi ha chiamato un’azienda in difficoltà perché non trova personale. Il responsabile del nostro ufficio paghe mi conferma che è un continuo lamento da parte degli associati: manca la manodopera per gli alberghi e la situazione sta peggiorando».

Il direttore dell’Associazione albergatori del Trentino (l’Asat) Roberto Pallanch affronta il tema della mancanza di personale con pragmatico realismo e soprattutto senza nascondersi dietro a frasi di circostanza. «Camerieri, cuochi, lavapiatti, addetti ai piani o alla reception: più o meno le difficoltà riguardano tutte le figure».

Ai fornelli torna la nonna

E siccome non è che si può chiudere un albergo se non si trova il cuoco, ecco che non resta ricorrere alla famiglia. «Capita sempre più spesso che le nostre, che sono prevalentemente aziende famigliari, si affidino ai famigliari più stretti. In alternativa cercano di riorganizzare in modo più efficiente il personale che già c’è o si rivolgono all’Agenzia del lavoro. Qualcuno prova con il passaparola, altri provano nel mondo delle scuole professionali» - spiega Pallanch.

Il reddito che penalizza

La situazione è preoccupante in Trentino, ma non è che altrove se la passino tanto meglio. L’allarme l’ha lanciato qualche giorno fa il sindaco di Gabicce Mare e aveva fatto molto discutere: «Fatichiamo a trovare personale per il turismo - aveva detto - anche perché il reddito di cittadinanza si sta rivelando un freno all’iniziativa dei più giovani, soprattutto al sud». Problema che si sta riverberando anche in Trentino, come conferma il direttore Pallanch: «Tanti degli addetti che arrivano da noi per le stagioni provengono dal centro sud. Ancora non abbiamo informazioni precise, ma quello che molte strutture ci stanno riferendo è coerente con il messaggio del sindaco di Gabicce: i percettori del reddito non hanno grande interesse a rinunciarvi per venire a lavorare nei nostri alberghi, anche perché in alcune zone del sud Italia con i 700 euro del reddito si può condurre una vita tutto sommato dignitosa, dati i minori costi rispetto al nord».

Gli stranieri se ne vanno

I primi segnali di difficoltà si sono cominciati a percepire un paio di anni fa: «I primi a mancare sono stati gli stranieri - spiega Pallanch - in particolare i rumeni. Cosa è successo? Semplice: che dopo aver appreso il know-how se ne sono tornati in patria aprendo là delle strutture ricettive. Progressivamente la carenza è esplosa l’anno scorso e quest’anno si sta confermando. Oggi ci sta mancando soprattutto la manodopera italiana».

Come se ne esce?

La domanda è stata al centro della tavola rotonda seguita all’assemblea di Asat della settimana scorsa. Pallanch tenta di azzardare qualche risposta: «Da un lato il lavoro negli alberghie e più in generale nel mondo del turismo va comunicato meglio, soprattutto tra i giovani. Dobbiamo far capire che non si tratta di lavori di ripiego. Poi c’è senza dubbio la leva economica. Il contratto nazionale è uno dei migliori ma ciò non toglie che il Trentino potrebbe puntare su una contrattazione territoriale che offra benefit o sistemi di welfare aziendale. Infine è necessario puntare sull’accrescimento della cultura manageriale nelle nostre aziende».

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