Maresciallo condannato per molestie

L’ex comandante della stazione di Pergine avrebbe avuto attenzioni particolari su un ragazzino di 16 anni: 10 mesi

TRENTO. E’ una storia dai contorni ancora tutti da chiarire, quella che è finita ieri in Tribunale con la condanna a 10 mesi di reclusione dell’ex comandante della stazione dei carabinieri di Pergine Valsugana Massimo Visco. Il maresciallo era accusato di violenza sessuale ai danni di un ragazzino di poco meno di 17 anni. Sono stati gli stessi carabinieri a far emergere la vicenda con le loro indagini. L’udienza si è tenuta con rito abbreviato davanti al giudice Claudia Miori. Visco ha beneficiato dello sconto di pena per il rito, in più gli sono state riconosciute le attenuanti generiche e quella per il fatto lieve. Attualmente è sospeso disciplinarmente in via cautelare dal servizio. In precedenza aveva chiesto di essere trasferito da Pergine. A difenderlo l’avvocato Roberto D’Amato. L’accusa era sostenuta dal pubblico ministero Pasquale Profiti. La difesa respinge con forza tutte le accuse. I fatti risalgono al 25 aprile 2015, ma sono emersi solo qualche mese più tardi quando una pattuglia dei carabinieri ha fermato tre giovani che stavano facendo dei piccoli danneggiamenti. Uno dei tre ha reagito dicendo che i carabinieri invece di essere tanto severi con loro avrebbero dovuto guardare al loro interno. Alle insistenze dei militari, il ragazzo, che all’epoca aveva appunto tra i 16 e i 17 anni, ha raccontato che qualche tempo prima aveva accompagnato a Innsbruck per una gita il maresciallo e che questi lo aveva convinto, dopo una serata alcolica, a masturbarlo. A quel punto, i carabinieri sono andati con le indagini insieme alla polizia giudiziaria presso la Procura. La madre del ragazzo ha spiegato che al ritorno da quel viaggio a Innsbruck il figlio aveva cambiato umore e che poi, solo tempo dopo, le aveva confessato quello che era accaduto. L’accusa ha raccolto anche altri elementi sul maresciallo e ha sentito altri giovani del paese. Ha anche commissionato una consulenza sulla credibilità della vittima. Secondo il perito, il dottor Degasperi, il ragazzino è credibile in merito al racconto sulla gita a Innsbruck, ma non credibile per altri aspetti. Dal canto suo, la difesa ha incaricato il dottor Mancioppi di un’altra perizia dalla quale emergono elementi istrionici della vittima. Il carabiniere si è sempre difeso dicendo che il ragazzino aveva dei precedenti e che lui ha cercato di prendersene cura come già fatto con altri. Ha ammesso la gita a Innsbruck, ma solo per portarlo via da brutte frequentazioni e ha negato qualsiasi attenzione sessuale.