M49 in gabbia solo due ore La cronaca della lunga notte 

L’evasione minuto per minuto. Alle 22.25 di domenica è finito in trappola a Malga Rosa Alle 3.10 è arrivato al Casteller. Prima dell’alba si è fatto beffa delle recinzioni elettriche. Così


Gianpaolo Tessari


TRENTO. L’odore acre del siero di latte, appena ingentilito dal profumo delle ciliegie. M49 ci va pazzo e, per un momento, abbassa la guardia. Non fiuta cioè quel pericolo che gli ha fatto dribblare la cattura per 15 giorni. Complice la pioggia scrosciante che si abbatte su Malga Rosa l’orso ribelle non s’accorge che tutto quel ben di dio è un’esca, una delle tante piazzate dalle squadre dei forestali in questi giorni di inseguimento a distanza: il bestione entra in quel tubo d’acciaio lucido e fa abbassare di scatto la porta della gabbia che si mette tra lui e i boschi della valle di San Valentino.

La telecamera wifi collegata alle jeep di chi lo bracca da oltre due settimane manda il segnale tanto atteso: M49 è in trappola. Sono le 22.25 ed i walkie talkie delle pattuglie gracchiano: «È fatta». A Trento la notizia arriva al dirigente della Forestale Romano Masè che provvede ad avvisare il governatore Maurizio Fugatti: «Sì, è andato tutto bene. Le squadre ora lo portano al recinto nel Casteller».

M49 a Malga Rosa ci era salito diverse volte in questi giorni. Perché ci si fa il formaggio, perché è zona di alpeggio. Siamo ad oltre mille metri, nel comune di Porte Rendena e la squadra che ha effettuato la cattura manda il segnale di smobilitazione ai colleghi che tenevano sotto occhio le altre due trappole disseminate in zona. E l’orso? Alla luce della torcia elettrica dei forestali non si agita più di tanto. Forse ha paura, magari non capisce. Di sicuro non si agita. Si rannicchia sul fondo di quel contenitore d’acciaio La squadra valuta che il trasferimento a Mattarello possa essere fatto in sicurezza, visto che il veterinario fatto intervenire sul posto non ritiene ci sia bisogno di praticargli una dose di anestetico. Il pick up scuro della Forestale sale alla Malga e prepara la trappola per il trasbordo sul cassone: l’allestimento termina verso le 1.20 del mattino. La pioggia non dà tregua. Il furgoncino con M49 in quella gabbia fissata sul retro scende a valle, poi verso Trento. Alle 3.10 della notte, con un viaggio fatto ad andatura moderata, si arriva al cancello del recinto elettrificato del Casteller. Il veicolo viene fatto entrare in retromarcia. Per poterlo liberare in sicurezza entra solo il rimorchio: prima di alzare la grata si decide che il radiocollare che dallo scorso agosto identifica M49 può essere tolto. C’è un comando da dare a distanza: un clic secco e il collare si divide in due pezzi. M49 vede il buio davanti a se: esce di corsa e si trova nel settore 3 del recinto. I forestali si rilassano: ormai è fatta, pensano. E si chiudono alle spalle il cancello elettrico. In tutto al Casteller c’è uno spazio cintato (mura alte 4.5 metri) che corrisponde ad 8 campi da calcio. Ma quell’orso che in una notte è capace di percorrere anche 60 chilometri non si gira indietro ed abbraccia il buio. Per arrivare al settore 2 impiega una manciata di secondi: a quel punto c’è un incontro ravvicinato, quello con Dj3. L’orsa è prigioniera dal 2011 di quel recinto. La figlia di Daniza e Joze mangia senza dover cacciare, ha a disposizione un laghetto. Che cosa fosse la libertà, forse, non lo ricorda nemmeno più. Lui, M49, la libertà l’ha respirata sino a poche ore prima. E la rivuole. M49 annusa la compagna di prigionia e poi tira dritto sino al settore uno del recinto. A Casteller sono rimaste solo due guardie forestali, all’esterno della zona tre, all’ingresso. Alle cinque si sta facendo giorno e l’orso decide di averne già abbastanza di quella prigionia: assaggia una scarica da 7000 volt sul muso, quella della prima recinzione elettrificata. Arretra. Prova a scavare sotto all’ostacolo, ma c’è il cemento. Il dolore non lo ferma, va dritto contro il filo. A poca distanza c’è una seconda rete di fili elettrici: la corrente lo sferza, ma il predatore non arretra e sfonda la recinzione. C’è ancora un ostacolo, l’ultimo, il più difficile: un alto muro in metallo, a sua volta attraversato dalla corrente elettrica. M49 qui si ferma più a lungo: smuove il terreno, scava, non vuole più incassare quelle scosse che gli bruciano le zampe. Tra lui ed il bosco c’è un’ultima scalata: quella che i tecnici ritenevano impossibile. Sale, torna indietro: tra le sbarre al mattino rimangono dei ciuffi di pelo che M49 ha perduto nell’ultima ascesa. La corrente a 7000 volt, quando è in cima e vede la boscaglia, sembra non sentirla più. Alle 5.30 la squadra si accorge che qualche cosa è andata storta. L’orso appena catturato non c’è più. Viene dato l’allarme: i cani che l’avevano fiutato anche a Malga Rosa ne trovano la traccia sulle pendici della Vigolana. Per qualche centinaia di metri, poi M49, senza più il radiocollare, viene inghiottito dal bosco. La vecchia Dj3, non capisce il trambusto. E se ne torna in quella porzione di recinto dove nessuno la può vedere.

















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