Le Dolomiti perdono pezzi
Frana sulle Pale, a 2700 metri, sulla Cima di Val Grande: un grande rombo sulla Val Venegia di fronte a migliaia di turisti
Una giornata splendida, assolata, con assenza di nuvole e centinaia di escursionisti che dalla Baita Segantini, uno dei simboli del Trentino, ammirano estasiati i giganti dolomitici che hanno di fronte: quelle rocce sembra che sia possibile addirittura toccarle, basta allungare il braccio. Ma alle 13.40 succede qualcosa: «Tutti hanno alzato gli occhi verso il cielo stupiti perché sembrava il rombo di un aereo, ma invece era il rumore fragoroso provocato da un distacco di roccia a circa 2700 metri di quota, sulla Cima di Val Grande (3038 metri), proprio sulla sinistra del Cimon della Pala». Questo è il racconto di un escursionista trentino che si trovava proprio sul posto e che ha telefonato al nostro giornale. E poi ha continuato: «Dalla sommità di quella cima, sul versante che guarda la Val Venegia e quindi ben visibile dalla Baita Segantini, per circa un minuto e mezzo abbiamo visto una nuvola bianca provocata dal pietrame e dalla ghiaia che scendeva per un centinaio di metri per poi arrestarsi sui ghiaioni sottostanti. E’ stato davvero sorprendente, sia per il fragore causato dalla frana, sia per la nuvola bianca, intensa che la sovrastava. Comunque nessuno si è spaventato, anche perché il tutto è avvenuto lontano … Certo che ha fatto una grande impressione».
I grossi distacchi di materiale roccioso non sono infrequenti nella zona, per la sua particolare conformazione. Chi conosce la valle sa che il sentiero che risale la Val Venegia è spesso occupato da detriti che di anno in anno vanno a mutare la conformazione del territorio.
Nulla di grave quindi, anche perché l’evento non ha interessato particolari sentieri, ma certo fa riflettere, anche perché è avvenuto a soli due giorni dalla frana che ha colpito la zona di Colverde, alla base della Cima Rosetta, causata da un forte nubifragio giovedì scorso. Questo secondo distacco di roccia, avvenuto però con il bel tempo, ha interessato una zona simbolo delle Dolomiti Trentine – basti pensare a Cimon della Pala, Cima Vezzana, Cima Bureloni e alla stessa Baita Segantini e la Val Venegia – a conferma di quanto gli esperti stanno dicendo da anni sulla fragilità delle Dolomiti, patrimonio dell’umanità: montagne bellissime, ma delicate, soggette a cedimenti strutturali di origine naturale.