Lavoro giovanile: il Trentino rilancia apprendistato e contratti di inserimento

Discusse in giunta le linee guida frutto della cabina di programmazione e regia per il lavoro dei giovani, organismo istituito nel febbraio del 2011. I contratti di lavoro atipici, che interessano circa 10.000 persone



TRENTO. Rilancio dell'apprendistato, trasformazione dei rapporti di lavoro atipici, accompagnamento dalla scuola al lavoro, sostegno al lavoro autonomo, alle micro-imprese e alle giovani donne: sono le linee guida di cui ha discusso la Giunta provinciale, nell'esaminare il primo documento frutto della cabina di programmazione e regia per il lavoro dei giovani, organismo istituito nel febbraio del 2011. Dopo questo primo passaggio, seguirà la formalizzazione del programma che verrà proposto alla Giunta attraverso la Commissione provinciale per l'impiego.

Per contrastare la disoccupazione giovanile, la cabina di regia ha elaborato una proposta di 'Programma di interventi per affrontare la crisi occupazionale dei giovani' che punta a sostenere l'ingresso nel mercato del lavoro, attraverso lo strumento dell'apprendistato, contratto di inserimento occupazionale che andrà declinato in tre diverse tipologie: apprendistato di diritto-dovere, professionale e alto.

Attenzione viene data all'apprendistato nelle micro imprese e a incoraggiare la trasformazione dei contratti di lavoro atipici, che interessano circa 10.000 persone.

I dati dell'occupazione giovanile in provincia di Trento sono "nettamente migliori rispetto a quelli dei coetanei residenti altrove". Lo ha ricordato il governatore Lorenzo Dellai nel presentare le Linee Guida riguardanti proprio l'occupazione giovanile in Trentino. "Il tasso della disoccupazione dei 15-24enni in provincia di Trento risulta il quinto migliore - ha detto - e solo i giovani di Piacenza, Cuneo, Bolzano e Udine stanno relativamente meglio".

Tra i 15 e i 24 anni si è manifestato un calo dell'occupazione e i giovani occupati sono passati da 15.500 (30,2%) a 14.300 (27,3%); contestualmente e' aumentato l'ammontare dei disoccupati, passati da 2.000 a 2.500, con un tasso di disoccupazione aumentato dall'11,5% (2009) al 15,1% (2010).

Analogamente, anche tra i 25 e i 29 anni gli occupati del 2010 sono calati di circa 300 unità rispetto all'anno precedente (da 21.800 a 21.500) e i disoccupati sono aumentati da 1.400 a 1.600. Il maggior numero di disoccupati si concentra nella classe di eta' fra i 20 e i 24 anni; la crisi, inoltre, ha influito sulla durata della loro disoccupazione.

Infine più penalizzate sono le giovani donne: il 20,3% è il tasso di disoccupazione delle ragazze, contro l'11,8% dei ragazzi; il tasso di occupazione è di 33,8% dei maschi e del 20,5% delle femmine; il tasso di attività è di 38,4% per i maschi e di 25,7 per le femmine e in periodo di crisi questo tasso cala in maniera più forte per le donne.

Guardando al posizionamento sul mercato del lavoro dei giovani 15-29enni per titolo di studio (dati Istat) gli effetti negativi della crisi sull'inserimento occupazionale si sono resi evidenti in maniera trasversale per ciascun livello di studio, ma hanno evidenziato una diversa intensita' per i vari gradi di qualificazione. Per i giovani 15-29enni in possesso della sola licenza media l'effetto negativo è infatti risultato più evidente.













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