Lago d’Idro, un ricorso contro il tunnel

Valle del Chiese, il Comitato porta davanti al Tar il progetto della Lombardia: «Scavare sotto la paleo frana è un rischio»


di Stefano Marini


VALLE DEL CHIESE. Ancora una volta acque agitate sul Lago d'Idro. Quella dello sfruttamento del bacino sul confine occidentale del Trentino è una vicenda antica (esistono documenti datati 1906 che chiamano i cittadini alla "difesa degli interessi valsabbini contro gli speculatori delle forze idroelettriche") e complessa, che sembrava aver trovato la parola fine il 23 gennaio di quest'anno, quando la conferenza dei servizi di Regione Lombardia aveva dato il via definitivo ai lavori di messa in sicurezza, garantendo però al tempo stesso un più massiccio sfruttamento delle risorse idriche. Poi, il 5 maggio, colpo di scena: l'associazione Amici della Terra e il Comune di Idro hanno infatti impugnato il progetto e presentato due ricorsi separati al Tar, opponendosi alla realizzazione delle opere, in particolare allo scavo del tunnel in prossimità della paleo frana, cosa che consentirebbe un’escursione dei livelli del lago fino a 3,25 metri a fronte degli attuali 1,30. Ciò di fatto riapre i giochi e getta incertezza sugli scenari futuri che riguardano la gestione del lago. In merito alle ragioni che hanno portato ai ricorsi il presidente del comitato Lago d'Idro, il dottor Franco Rovatti spiega: «I ricorsi intendono impedire la realizzazione di opere che sfigurerebbero il lago, danneggiandone sia all'habitat che il turismo. Inoltre, se come sostiene la Regione Lombardia la paleo frana costituisce davvero un rischio così grande per la sicurezza dei cittadini allora scavarci sotto ci pare insensato. Piuttosto si intervenga sulla frana stessa, ma è evidente come operare al di sotto di una zona franosa non possa che accentuare i rischi invece di diminuirli».

Per quanto riguarda le conseguenze per la sponda trentina, Rovatti aggiunge: «Teniamo presente che la quota attuale del lago, che definiremmo ottimale, sta a 368,50 metri sul livello del mare. Se passassero le nuove regole si potrebbe andare da quota 370 a quota 366,75. Nel primo caso è facile prevedere allagamenti di cantine fino a Storo, nel secondo lo scenario delle spiagge disseccate e coperte di limo di certo non invoglierebbe i turisti a fare le vacanze su un territorio che include anche la valle del Chiese. In ogni caso sia massimo che minimo livello danneggerebbero siti di pregio naturalistico come ad esempio il Sic di Baitoni». Rovatti conclude parlando del rapporto con la Provincia di Trento: «A nostro giudizio la Provincia ha avuto un atteggiamento a tratti ambiguo nei confronti del Lago d'Idro. In un primo momento grazie al consigliere Bombarda c'era stato un sostegno verso la causa del lago, poi ad un certo punto Trento si è perfettamente allineata a Brescia sulla gestione delle acque. Eppure il lago è anche trentino e l'acqua che lo riempie è regolata da un ente partecipato a maggioranza dalla Provincia stessa. Ci piacerebbe che anche in Trentino si prendesse coscienza della situazione e dei rischi che implica». Il sindaco Graziano Scalmazzini di Bondone, commenta: «Siamo per la difesa del lago e appoggiamo le iniziative in questo senso».













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