La Casa del Sole, un luogo dove la speranza torna a vivere

La struttura ha compiuto dieci anni. Al suo interno è anche sbocciata una storia d’amore tra due ospiti. Attualmente assiste 13 pazienti con varie esigenze: il più giovane ha appena 22 anni


di Jacopo Tomasi


TRENTO. Alla Casa del Sole, a dieci anni dalla sua nascita, è nata anche una storia d'amore. E' sbocciata tra Gianni e Anna, che sorridono e brindano con un bicchiere d'acqua e limone seduti nel bel giardino del piccolo bar interno alla struttura. «È nata per caso, qualche mese fa», racconta Gianni, 63 anni, gli ultimi quattro vissuti quassù, nel verde dietro le “torri” di Madonna Bianca. «Siamo una macchietta, tutti e due», dice Anna, romana d'origine ma trentina d'adozione, di 17 anni più giovane che è arrivata alla Casa del Sole l'anno scorso. «Ogni tanto - prosegue - Gianni ha le sue lune, io invece sono sempre allegra e gioiosa e così faccio ridere anche lui». Stanno bene insieme, Gianni e Anna, e ad unirli è stata questa casa che un giorno vorrebbero lasciare per andare a vivere da soli. «Qua si sta benissimo - dicono - ma ci piacerebbe andare a vivere noi due, senza però bruciare le tappe. Vedremo se riusciremo a fare questo percorso». La Casa del Sole è per tutti un “percorso”. Una tappa dove ognuno arriva con la sua storia alle spalle. Un luogo dove riconquistarsi qualcosa, ognuno coi suoi tempi ed i suoi spazi. «Attualmente - spiegano gli operatori Roberta Pederzolli e Federico Zendron - vivono qui 13 pazienti con storie e bisogni diversi. In questa struttura hanno la possibilità di ricrearsi una vita sociale, svolgendo attività sia all'interno che all’esterno, andando a lavorare o a frequentare corsi di formazione o ancora al Centro diurno».

Solitamente la permanenza alla Casa del Sole non supera i due anni, se si escludono alcuni casi particolari. Marisa, 53 anni, è arrivata il 12 maggio 2011. «Il giorno del mio compleanno», spiega. Ora, dopo quasi un anno e mezzo, sta per trasferirsi altrove. «Ho raggiunto i miei obiettivi, ritrovato la mia libertà e autonomia. Sono riuscita a fare tante attività, superando di volta in volta le difficoltà che si sono presentate». Le porte della casa sono sempre aperte, c'è un movimento incessante. «Qua vengono a cucinare gli utenti che lavorano al catering Buonidamatti, oppure chi frequenta il laboratorio per realizzare le borse», sottolinea Roberta Pederzolli. «Anche le pulizie ed il giardinaggio sono curati da utenti che vengono qua a lavorare. E c'è pure qualche turista che “approfitta” della parte della casa dedicata al turismo sociale». Senza dimenticare i ragazzi del Servizio civile che hanno anche convinto “l'ospite” più giovane, Romeo di 22 anni, a provare l'esperienza del Servizio civile volontario. «Sono qui da un mesetto - racconta seduto tra gli altri inquilini - e mi trovo abbastanza bene. Ora ho fatto richiesta per il Servizio civile, vediamo come andrà». Romeo ha anche la passione per la musica, suona la batteria e il FollementeFestival che si svolgerà domani e domenica è alle porte. «Magari suono un po’, vediamo. Di sicuro darò una mano». Sì, perché quassù è tutto un “fareassieme”. Tutti fanno qualcosa. Ogni giorno, ad esempio, si cucina insieme per il pranzo e anche per la cena. Poi, alle 20.30, gli operatori se ne vanno e di notte arriva un Ufe a supportare chi avesse bisogno. In dieci anni di vita sono passate di qua una sessantina di persone, tutte con il loro bagaglio, i loro problemi, le loro speranze. Marco, 29 anni, ci ha vissuto dal 2006 e adesso, da quasi 3 mesi, vive in un appartamento protetto in città. «Ogni tanto, però, torno a salutare un po' di amici, a fare due chiacchiere», racconta. Perché alla Casa del Sole il cancello è sempre aperto e c'è sempre qualcuno che ha voglia di raccontare una storia oppure di ascoltare quella di qualcun altro.

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