Incendio all’ex Sloi un morto nella baracca
L’allarme scattato dopo le 22. La vittima è un uomo senza fissa dimora. Pare che il rogo sia partito da una candela accesa per cercare calore
TRENTO. L'allarme è scattato poco prima delle 22.30, in una sera di inizio autunno, che già fa sentire i primi freddi. L'intervento dei vigili del fuoco è stato richiesto per un incendio scoppiato in una delle baracche in quella terra di nessuno che si trova tra via Brennero e via Maccani, all'altezza della Sloi.
Ed alla Sloi, come è risaputo, continuano a vivere clandestini cittadini dall'Est Europa, romeni per lo più che non hanno la possibilità di trovare un'abitazione più dignitosa o che non vogliono trovare una condizione di vita diversa. E deve essere successo così che in una delle prime notti di freddo più pungente, gli occupanti di una baracca si sono accesi un fuoco, che poi non hanno più saputo domare.
Le operazioni per spegnere le fiamme e soccorrere eventuali persone sorprese dal propagarsi delle fiamme sono scattate subito: da via Stenico, dove si trova la Metro, si sono fatti un varco per arrivare ai rifugi di fortuna i vigili del fuoco permanenti, l'ambulanza del 118 con il medico a bordo ed i carabinieri.
Al loro arrivo, o vigili del fuoco si sono trovati davanti un incendio molto esteso, partito probabilmente da una candela o da un piccolo falò, ed il timore che potesse esserci qualcuno intrappolato, è diventato certezza.
Nell'incendio uno dei occupanti è rimasto stordito dalle esalazioni dell'incendio e l'intervento del medico del 118 non è servito purtroppo a rianimarlo.
Purtroppo, per i disperati che vivono e che continuano ad accamparsi nella landa desolata che si trova tra il rudere dell'ex Sloi e la ferrovia, i pericoli di una sistemazione precaria, in una terra altamente inquinata, sono costanti.
Due anni fa circa, era la fine di novembre del 2013, un giovane romeno di 21 anni, nell'attraversare i binari della Trento Malé, all'altezza del Magnete, era finito sotto il treno perché non aveva visto i fari della locomotiva.
Un anno prima, in marzo, erano andate a fuoco quattro baracche, sempre abitate da romeni. Alla Sloi, da tempo si è formata una comunità di rom che non vogliono dormire nelle strutture dal Comune o delle comunità di accoglienza, e che hanno fatto un accampamento fisso.
Romeni che con il passa parola arrivano in città, magari per lavorare temporaneamente e poi, una volta racimolati un po’ di soldi, fare ritorno a casa e aiutare la famiglia con quel poco di guadagnato, che nel loro paese però è sufficiente a comprarsi un cavallo o a vivere per qualche mese.