In via Filanda riaffiora una necropoli

E nelle vicinanze anche i resti di edifici rustici romani



 RIVA. Una necropoli alto medievale ed i resti di alcuni edifici rustici di epoca romana sono venuti alla luce nella campagna di scavi avviata dalla Soprintendenza ai beni archeologici della provincia sui terreni di via Filanda a sud della chiesa nuova di Sant'Alessandro, attraversati da via Longa. L'area più estesa è quella ad est della strada pedonale: un po' più di cinque ettari, resi edificabili nell'ultima variante al piano regolatore e ceduti dalla Cartiere del Garda all'impresa Bortolotti che, prima di avviare il prescritto piano di lottizzazione, ha provveduto alle indagini archeologiche. Rimosso lo strato superficiale di terra vegetale, ad una profondità di sessanta-ottanta centimetri, s'incontra lo strato alluvionale risalente all'epoca in cui il Sarca scorreva ad ovest del Brione. Lì sono state individuate una novantina di tombe e le fondamenta di un edificio rustico costituito da due locali nelle immediate vicinanze d'un pozzo in muratura, profondo cinque metri. Non sono tombe ricche: a delimitarle, molto spesso, solo una cordonata di sassi; all'interno oltre alle ossa (rimosse per essere sottoposte ad ulteriori analisi di laboratorio) pochi arredi: numerosi pettini, qualche arma, poche monete. Per un buon terzo si tratta di sepolture di bambini. La datazione è ancora da precisare, fra il IV ed il VI secolo: gli oggetti possono essere ricondotti sia ad una civiltà locale, romana in pesante decadenza, che alle successive invasioni dei Goti prima e dei Longobardi poi. Le opere in muratura sono mal conservate: data la scarsa profondità hanno contribuito a danneggiarle negli anni sia i lavori agricoli che le radici degli alberi. Dall'altra parte, ad ovest di via Longa sull'area che la cartiera intende destinare a parcheggi, si ripete lo stesso tipo di sepoltura: solo in un caso si sono ritrovate tracce delle lastre di pietra presenti in abbondanza a San Cassiano nelle tombe d'epoca romana: il materiale è stato però recuperato come dimostra anche il disordine in cui sono state rinvenute le ossa. Il reperto più interessante è costituito da un pozzetto circolare di pietre, profondo una settanti di centimetri: probabilmente un deposito di granaglie in seguito usato come focolare.
















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