L'INTERVISTA MASSIMO PIZZATO 

«Il virus soffre l’estate, intanto studiamo il vaccino» 

Il virologo del Cibio. I dati (e la genetica del virus) sostengono la teoria della stagionalità: «Ma in realtà più fattori spiegano  la tregua nei contagi e nei ricoveri a cui stiamo assistendo ora»

di Andrea Selva

Trento. «Di questo virus si stanno dicendo molte cose, ma almeno su una penso non ci possano essere dubbi: ha un andamento stagionale, come i suoi “fratelli” della famiglia coronavirus. Nel frattempo noi proseguiamo la ricerca sul vaccino». Così il professor Massimo Pizzato, virologo del Cibio, traccia un primo bilancio dopo che il centro universitario di ricerca ha effettuato quasi 30 mila tamponi in collaborazione con l’Azienda sanitaria.

Professore, partiamo da un dato di fatto: l’altro giorno in Trentino ci sono stati zero contagi. Che vuol dire?

Se i tamponi sono stati effettuati su un campione significativamente rilevante vuol dire che c’è meno virus che sta circolando.

I tamponi erano quasi 600. Un numero sufficiente?

Direi di sì.

Il dibattito si infiamma: c’è chi dice che il virus è morto, chi dice che ha perso forza, chi sostiene invece che con la ripresa delle attività contagi e decessi torneranno a salire. Come stanno le cose?

Partiamo da alcuni dati di fatto: le terapie intensive si sono svuotate e i clinici ci dicono che la sintomatologia è cambiata, insomma il virus crea danni clinici meno rilevanti rispetto a due mesi fa. La discussione è tutta qua: come siamo arrivati a questo punto?

Ce lo dica lei...

Il dibattito sui media si alimenta con le contrapposizioni forti: chi ha ragione, chi ha torto, ma la realtà è che potrebbe esserci del vero in tutte queste affermazioni. O meglio: il miglioramento attuale probabilmente è frutto di più fattori. È assolutamente evidente che le misure di contenimento hanno dato risultati, ma secondo me è chiarissima anche la stagionalità del virus.

Perché ne è così convinto?

Per i fatti che stiamo osservando, ma anche perché si tratta di un virus respiratorio molto simile ai suoi “fratelli” che conosciamo meglio e che hanno caratteristiche stagionali, cioè con la bella stagione, con l’aria più secca e calda vengono inattivati più facilmente all’aria, in sostanza si diffondono meno in estate e comunque con una carica minore.

Della mutazione del virus che ne pensa?

Che bisogna comunque dimostrare che un’eventuale mutazione è responsabile anche del cambiamento nell’epidemia. Inoltre i tempi di questa mutazione mi sembrerebbero francamente un po’ troppo veloci.

Quanti tamponi avete effettuato al Cibio?

Quasi 30 mila, ma la nostra attività continuerà all’interno di una convenzione con l’Azienda sanitaria che durerà fino al 7 luglio.

Come metterete a frutto questa esperienza?

Il nostro personale è composto da ricercatori che hanno imparato a fare attività diagnostica secondo le procedure della sanità. Quando tutto sarà finito torneremo alla nostra attività ordinaria, ma saremo pronti a rientrare in campo se dovesse esserci una nuova emergenza.

Nel frattempo avete iniziato a lavorare a un vaccino.

In realtà la ricerca sul vaccino è precedente rispetto alla collaborazione con l’Azienda sanitaria sui tamponi, all’interno del Cibio abbiamo messo assieme le mie competenze di virologo con quelle del professor Guido Grandi, immunologo, che aveva già esperienza nel campo dei vaccini.

Di che si tratta?

Abbiamo sviluppato un vaccino che è in grado di far produrre all’organismo dei topi gli anticorpi neutralizzanti.

Quale è il passo successivo?

La sperimentazione sull’uomo, che potrebbe avvenire entro l’anno, ma è anche una questione di risorse economiche.

Chi le dovrebbe mettere? E perché investire proprio sul Cibio in un momento in cui tutto il mondo sta lavorando a questa ricerca?

I soggetti interessati potrebbero essere molti, quanto al Cibio stiamo lavorando a una procedura a basso costo che potrebbe essere una risorsa, ad esempio, per i paesi in via di sviluppo. Quella del vaccino non è una gara e soprattutto non è detto che chi arriva primo vinca: ci possono essere più soluzioni al problema.

Teme l’opposizione dei movimenti no-vax?

Diciamo che mi hanno dato molto fastidio le dimostrazioni a cui abbiamo assistito nello scorso fine settimana da parte di negazionisti del virus. che gridano al complotto e contestano la lettura dei fatti di questi ultimi mesi. A questi dobbiamo aggiungere i movimenti no-vax che, solo ora che l’emergenza si sta risolvendo, contestano i vaccini e sostengono che è stato tutto un bluff. Mi chiedo: dove erano tra fine marzo e inizio aprile quando eravamo nel pieno dell’epidemia?