«Il virus c’è ancora, non è sparito» 

L’epidemia. Pedrotti, primario della terapia intensiva di Rovereto, replica alle dichiarazioni del professor Zangrillo: «Dire che il Covid non c’è più fa passare un messaggio sbagliato. I casi sono calati drasticamente, ma grazie alle norme di distanziamento e alle misure igienico sanitarie»

di Ubaldo Cordellini

Trento. «Quello del professor Zangrillo, con tutto il rispetto, è un messaggio sbagliato. Noi ne abbiamo visti tanti di pazienti e qualcuno, purtroppo, lo abbiamo visto morire. Per questo ora non ci va giù sentir dire che il virus è sparito. È tutt’altro che sparito. Io credo, invece, che abbiano funzionato le misure di misure di distanziamento e le regole igienico sanitarie. Per questo penso che sia bene allentarle, ma non eliminarle».

Giovanni Pedrotti è il primario di terapia intensiva dell’ospedale di Rovereto. Nel suo reparto ci sono ricoverati ancora tre pazienti Covid. Nulla rispetto ai 27 di qualche settimana fa, ma comunque è il segnale che l’epidemia non è clinicamente sparita, come invece ha spiegato il responsabile di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano. Pedrotti spiega che non c’è alcuna prova che il virus sia diventato meno aggressivo: «Non ci sono evidenze scientifiche che il virus abbia perso potenza. Non ci sono lavori scientifici organici che dicano questa cosa. Ci sono solo citazioni che sostengono che il virus abbia perso la capacità di replicarsi. Io personalmente ritengo che si debba usare il buon senso e resto ai fatti. E’ vero che ora abbiamo molti meno casi di un mese fa, ma penso che questa riduzione sia effetto delle norme di distanziamento e delle misure igienico sanitarie che sono state adottate. E’ da anni che sappiamo che bisogna lavarsi le mani per evitare il diffondersi di agenti patogeni. Questa è la prima volta che lo facciamo veramente e questa misura ha un effetto importante. Anche in ospedale, in mensa, non avevo mai visto prima d’ora tutti igienizzarsi le mani. Ora è una abitudine diffusa. E deve restarlo».

Pedrotti, a dimostrazione che non c’è stata una riduzione di potenza del virus cita i casi dei paesi in cui l’epidemia è ancora in crescita: «In Russia, India e Brasile il contagio è ancora molto diffuso. Se ci fosse stato un indebolimento del Covid, l’epidemia avrebbe rallentato anche in questi paesi. Invece non è così. Molti parlano del caldo, ma sappiamo che il virus muore a 56 gradi. Quindi anche questo elemento a mio parere non può essere preso in considerazione. In Iran hanno avuto 3 mila casi in pochissimo tempo e il loro ministro alla sanità ha detto che non si deve lasciar segnare il Covid al novantesimo minuto. Ecco, io userei questa metafora calcistica. Il virus non è sparito, c’è ancora. Siamo riusciti a contenerlo con il distanziamento e con misure anche drastiche come quelle in vigore durante il lockdown. Ma non c’è nessuna evidenza che il virus sia mutato. Però, non ha le gambe. Ha bisogno della cellula per replicarsi e si muove sulle gambe degli uomini, passando da una persona all’altra. Per questo motivo è importante continuare a stare distanti almeno un metro, a lavarsi le meni molto spesso. E per questo ritengo che il messaggio che può passare da dichiarazioni come quelle di Zangrillo sia sbagliato e fuorviante. Il calo, effettivamente, è drastico, ma attenzione. Le misure igienico sanitarie ci serviranno sempre. E alcune attività anche in futuro non potranno più essere quelle di prima. Dovremo sempre tener presente che certe abitudini sono rischiose dal punto di vista del contagio. Ricordiamoci che noi in due mesi abbiamo avuto in terapia intensiva un numero di pazienti pari a quelli che prima avevamo in un anno. Per fortuna la nostra sanità è riuscita a tenere lontani dagli ospedali moltissimi pazienti e dobbiamo lavorare perché non si presenti una situazione simile».

Per lavorare, Pedrotti intende indispensabile fare attenzione e continuare a rispettare le misure igienico sanitarie: «Ancora per questo virus non c’è cura. L’unica cosa è la prevenzione, ecco perché far passare il messaggio che il virus non c’è è sbagliato. Poi, qualche misura si può ridurre e allentare. Il lockdown è stato pesante, ma pesante era la situazione. Ricordiamo che gli effetti di quello che facciamo ora li vedremo tra quindici giorni e poi ci vorranno due mesi, considerando i tempi per la cura, per tornare a uscire. Abbiamo avuto pazienti che sono rimasti da noi anche 2 mesi e non vogliamo tornare in una situazione simile».