Il ministro Emma Bonino al fianco di Chico Forti

La Farnesina pronta ad appoggiare l’eventuale richiesta di trasferimento in Italia il ministro: «Garantisco il mio impegno personale perché nulla sia lasciato intentato»

di Mara Deimichei

TRENTO. C’era prima di diventare ministro e c’è anche ora che è alla guida della Farnesina. Emma Bonino è un’amica di Chico Forti e lo ha dimostrato anche nella lettera che ha inviato per «A day for Chico» organizzato a Roma con le «leonesse» (il gruppo sparpagliato in tutta Italia che sostiene con diverse iniziative la liberazione del trentino), la criminologa Bruzzone, l’ex ministro Terzi e naturalmente la famiglia di Chico. Emma Bonino era stata invitata ma non ha potuto esserci, ma ha voluto comunque spiegare la sua posizione e quella della Farnesina con una lunga lettera. Nella quale garantisce tutto il suo impegno a favore del trentino ed è pronta a muoversi per appoggiare una richiesta di trasferimento di Chico in Italia. «La vicenda di Chico Forti - scrive il ministro Bonino - è ben presente da tempo al Ministero degli Esteri che fin dall’inizio si è mobilitato con grande determinazione attraverso le competenti rappresentanze diplomatico-consolari negli Stati Uniti. Sappiamo che la storia processuale del connazionale è giunta a un’impasse, che non sono più esperibili mezzi di appello contro la sentenza che lo ha condannato all’ergastolo, e che la strada da percorrere per riaprire il caso resta quella di presentare un’istanza di revisione del processo. Presupposto indispensabile di questa opzione è però la presentazione alle autorità giudiziarie statunitensi di nuove prove a discarico, che non siano state già acquisite nei precedenti gradi di giudizio. Se Chico e la famiglia riterranno di poter seguire questa strada, vorrei assicurare da parte mia che la Farnesina offrirà ogni opportuno sostegno all’avvocato che sarà scelto per proporre e seguire l’istanza. Vorrei inoltre segnalare che, come forse già sapranno alcuni di voi, il console generale a Miami ha di recente effettuato una visita consolare in carcere e in quella occasione Chico ha convenuto sulla necessità - nel caso in cui l’opzione di revisione processuale non dovesse concretizzarsi - di attivarsi personalmente per richiedere il trasferimento in Italia ai sensi della Convenzione di Strasburgo sul trasferimento dei detenuti nei Paesi d’origine. Se questa ipotesi dovesse effettivamente essere presa in considerazione, anche qui appoggeremo Chico per facilitare e sostenere l’applicazione della Convenzione». Quindi ci sarebbe l’ampia disponibilità da parte di Bonino stessa a fare tutto il possibile per riportare Chico in Italia anche se «solo» per scontare qui la detenzione. «Mi sembra infine - conclude il ministro - giusto ricordare l’attività di assistenza svolta con costanza dall’ambasciata a Washington e dal consolato generale a Miami che non hanno mancato mai di far sentire a Chico Forti e ai suoi familiari la propria vicinanza e di appoggiare ogni iniziativa ritenuta utile. Non amo fare promesse, specie quando le variabili in gioco non mi danno certezza di poterle mantenere. Posso però garantirvi il mio personale impegno e quello della Farnesina affinché non venga lasciato nulla di intentato per giungere ad una positiva soluzione del caso».

E il caso Forti è stato preso a cuore anche da Emanuela Corda deputato, per la circoscrizione sarda, del Movimento 5 Stelle che ha presentato un’interrogazione per sapere se il governo abbia preso delle iniziative per verificare la situazione psicofisica - definita critica dai familiari e dalle associazioni - di Forti».

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