domani la presentazione

Droga e famiglie, l’altra verità

L’esperienza di Oscar Setti, operatore sociale di Marco, in un libro


di Gianfranco Piccoli


ROVERETO. E' un inchiostro speciale, un'alchimia di sorrisi e lacrime, dolore e speranza. A 63 anni l'esperienza diventa essenza e Oscar Setti l'ha voluta affidare ad un libro. Poche decine di pagine, agili, ma ricche – appunto – di essenza. Oscar Setti, marcolino, ha passato una vita a condividere biografie devastate dalla droga, all'interno di quel percorso, Progetto Uomo, che lo ha visto coprotagonista come operatore all'interno del Centro trentino di solidarietà, un realtà nata all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso grazie all'intuizione e alla caparbietà di un sacerdote che a Marco si ricordano bene: don Antonio Busacca. Non a caso a don Antonio, Setti dedica parole di grande affetto.

Setti, che la tossicodipendenza l'ha pur osservata da tutte le angolazioni, ha voluto inquadrare la sua esperienza da un punto preciso e particolare: quello della famiglia, spesso vista più come “causa” che come “parte” (o addirittura “vittima”) della tragedia. “Eppure il Vento soffia ancora... - La famiglia fra dolore e speranza”, il titolo del libro autoprodotto dall’Associazione famiglie di Progetto uomo, con quel Vento scritto maiuscolo non per concessione poetica, ma usato come sinonimo di Spirito che mette in movimento la Vita nelle situazioni più disperate.

Perché il focus sulla famiglia? Perché è sempre stata al centro del percorso di recupero di Progetto Uomo, trattata soprattutto come risorsa e non (o non solo) come problema. Per questo a fianco del percorso terapeutico è nata l’Associazione famiglie che ancora oggi offre sostegno ai genitori (ma non solo) che cercano un punto d’approdo quando la droga aggredisce i legami familiari.

Setti non è caduto nella trappola della “retorica dell'antiretorica”, evitando di elevare a martiri i genitori dei “cattivi” figli (“affrancandosi dalla droga hanno fatto il loro dovere, non sono degli eroi”, ci ricorda pensando a certe celebrazioni tv). Ma ha ridato il giusto peso al ruolo genitoriale all'interno dell'esperienza della tossicodipendenza. E' vero – dice Setti – ci sono genitori che hanno fatto errori, ma tanti li hanno riconosciuti, e tanti altri ancora si sono consumati, “innocenti”, per amare i figli fino allo sfinimento e accompagnandoli talvolta al passaggio della morte (quelli erano gli anni dell'esplosione dell'Aids, che all'epoca non perdonava).

Il libro nasce soprattutto da quelle centinaia di colloqui faccia-a-faccia avuti da Setti con i genitori. Una dimensione - come quella del confessionale o dello studio dell’analista - dove “il mondo” resta fuori, per lasciare spazio alle fragilità: quelle di chi parla e quelle di chi ascolta, con la sottile ma sostanziale differenza che chi ascolta con quelle fragilità ci ha già fatto (o dovrebbe...) i conti. E’ anche in questa dimensione che i genitori hanno ritrovato speranza, hanno finalmente soffiato sulla nebbia dei sensi di colpa definendo il confine della propria responsabilità da quella dell’altro, senza per questo rinunciare ad amare.

Tante vite rinate, altre che si sono “perse”. E Setti ammette senza vergogna che qualche volta, in mancanza di appligli umani, si è chiuso nella sua stanza. A pregare Dio, che non di rado lo ha ascoltato: “Eppure il Vento soffia ancora...”. Infine un messaggio, rassicurante per tutti: a 63 anni, dice Setti, non si sente ancora a suo agio nel mondo. Quell’inquietudine, in fondo, che muove fino all’ultimo la ricerca di senso.

Domani alle 17, a casa Lamar in via Alto Adige 20, a Gardolo, la presentazione del libro. Che, soprattutto per chi è entrato in contatto per Progetto uomo, merita di essere letto: lo si può trovare (versando un’offerta) presso l’Associazione famiglie, in via Bronzetti 19, a Trento: 0461/392294 o ass.fam@ctsonlus.191.it.

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