«Discoteche chiuse per 7 mesi in Trentino non si può lavorare» 

I gestori esasperati. «Di questo passo falliremo tutti, due stagioni sono già perdute e una terza è a rischio, serve  un progetto serio». I deejay costretti a cercare lavoro fuori regione, nei locali che hanno a disposizione spazi all’aperto


CLAUDIO LIBERA


Trento. «Non ho parole». Questa la risposta, uguale per tutti, che Gabriele Sartori, titolare dei locali da ballo più famosi della provincia - Shuttle - La Flaca ad Andalo ed Arte’ Discoteca e Show di via Unterwegher a Trento Nord - riesce a trovare dopo il decreto che obbliga la chiusura di discoteche e locali da ballo per ora sino al 7 settembre. «Eravamo chiusi dal 22 febbraio, perdendo metà stagione invernale, quella estiva è andata a farsi benedire e per la prossima non oso pensare. Potevano dirci che ne avremo saltate tre, ci saremo organizzati». Poi sussurra: «Lo scorso anno nei tre locali ho consegnato 100 Cud, che significano 100 assunzioni. Quest’anno sono altrove o a casa. Saranno state aperte il 3% delle discoteche, non arriviamo al 5%, e il problema erano i locali da ballo? O siamo stati presi di mira? A che pro? Faccio questo mestiere da 45 anni, mai vista una cosa del genere». Il suo storico dj Eddy Santangelo, per tutti Eddy Dj, aveva ripreso a lavorare da un mese, dopo quattro di inattività: «Lavoravo in discoteca a Desenzano e curavo anche serate nei lap dance e night club che rientrano nella categoria affini e quindi chiusi ingiustamente, ospitavano al massimo cinquanta persone diluite in 6 ore. Nelle discoteche trentine attualmente non potevo lavorare, sono tutte al chiuso». Luca Boscheri, titolare del ristorante Mas dela fam di Ravina è molto chiaro: «Quest’anno ho scelto di stare fermo con la movida per vari motivi. Uno per tutti, si faceva fatica a lavorare anche senza Covid, figuriamoci con queste restrizioni. Col ristorante ci salviamo, perché la gente ha voglia di uscire e stare all’aperto. L’80% di chi prenota chiede di stare fuori». Organizzazione di feste? «Impossibile ora; mangiare sì, ballare no. Per farlo avrei dovuto assumere 10 persone, la security fa fattura. Con un progetto serio si fa la stagione, in questo modo si chiude; l’idea di non aprire l’ho avuta, confesso, anche per evitare guai che comunque ti arrivano per disattenzione altrui».

Gianluca Billy Valduga, del direttivo nazionale del Silb, da ieri è subissato di telefonate e messaggi. Gestisce le chat delle discoteche d’Italia e tutti vogliono sapere cosa fare. «Impossibile trovare soluzioni ma ci si prova». Ale Vale, al secolo Alessandro Valentini - figlio e fratello d’arte della famiglia che per decenni ha aperto lo Studio Uno Nr. 1 di Pergine Valsugana - è il titolare del Suite Cafe di via del Suffragio 83, che apre dalle 21 alle 3 e propone, oltre al bere, musica ma senza ballo. «Apriamo martedì, venerdì e sabato. Di solito si lavorava bene in mezza stagione, quest’anno mancano i turisti e quindi si opera con chi è rimasto in città. Stranamente abbiamo lavoricchiato in giugno e luglio, perché i ragazzi ne avevano bisogno dopo tre mesi di reclusione. In agosto la gente latita anche se non è mai stato un mese gettonato dai trentini. Ciò che serve ora è l’energia, la voglia di ripresa, non si ha più allegria, per colpa di quanto successo e per paura di ciò che potrebbe accadere».

















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