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Dal Liceo Prati ai campi, fra meli e ribes rosso. La scelta di Giampaolo Antoniolli

Assessore del Comune di Caldonazzo, è laureato in Agraria: «Io sono soddisfatto della mia scelta, dallo studio all’impresa, rifarei tutto daccapo»


Carlo Bridi


CALDONAZZO. Grazie alla preziosa collaborazione di tanti amici, in questo caso il segretario provinciale di Coldiretti Giovani impresa Elio Gabardi, riusciamo a scovare le nostre storie .

In questo caso si tratta di un giovane trentenne che dopo il liceo Prati si è laureato in viticoltura ed Enologia all’Università di Udine. Udine perché era collegata con l’Istituto Agrario di San Michele che non aveva ancora attivati i corsi universitari. Parliamo di Giampaolo Antoniolli, un giovane con idee molto chiare anche sul futuro dell’agricoltura e sull’importanza di superare le monocolture. Antoniolli è impegnato nel sociale come assessore all’Agricoltura ed altre deleghe del comune di Caldonazzo, oltre che come vice presidente del locale Club 3P nato nel 1959.

La sua scelta di fare l’imprenditore agricolo parte da lontano: «fin da bambino, afferma, ho sempre vissuto la vita delle famiglie contadine, andando in campagna a dare una mano in lavori sempre più impegnativi man mano che crescevo. Anche la passione per la terra è cresciuta con l’aumento dell’età».

Appena laureato si è subito attivato ad entrare in azienda prima per un anno come collaboratore, nel 2015, e poi come capo azienda e titolare di partita IVA nel 2016. In quell’anno ha fatto domanda ed ha ottenuto il premio d’insediamento che è servito per acquistare terreni agricoli, per la copertura con telo antinsetto e antipioggia del nuovo impianto di ribes, per l’acquisto di uno spandi letame e di un’attrezzatura per la lavorazione dell’interfilare, convinto che questa sia una pratica che fa bene alle piante di melo.

Da tre anni ha puntato decisamente sul superamento della sola melicoltura mettendo a dimora un ettaro di terreno che ha deciso di riservare al ribes rosso. Lo scorso anno ha già fatto un raccolto interessante, ma quest’anno la prima metà delle piante che sono al quarto anno saranno in piena produzione. Le altre un po’ meno perché messe a dimora due anni orsono.

Sui tre ettari e mezzo coltivati a mele da anni sta sperimentando con interesse anche delle piante resistenti alle principali crittogame. «L’irrigazione è fatta con un sistema di precisione, per un’agricoltura da terzo millennio», afferma Giampaolo con orgoglio.

Le varietà di melo sono Gala, Golden Delicious, Red Delicious, Staiman e Kissabel, una varietà rossa resistente molto interessante anche dal punto di vista produttivo.

A questo punto chiediamo al giovane dottore: quali i progetti per il futuro? «Bella domanda, io afferma, ho idee molto chiare, sono convinto che la nostra agricoltura potrà avere un futuro solo se pratica con criteri sempre più sostenibili, sul piano ambientale, sociale, ma anche economico. Fondamentale sarà crescere localmente ma con un occhio sempre attento alla situazione mondiale, in quanto è su questa dimensione che dobbiamo sempre più in futuro. Questo presuppone di avere a monte delle aziende - dice - una ricerca adeguata ed è quello che la FEM sta facendo, ma anche un servizio di consulenza all’altezza dei tempi. Non dimentichiamo che grazie ad un adeguato servizio di consulenza tecnica fornita dall’ESAT il Trentino è stata la prima realtà a livello europeo ad applicare i i disciplinari di produzione sui settori fondamentali quali la frutticoltura e la viticoltura».

Ci sono ancora sogni nel cassetto a trent’anni? S«icuramente si, quello di avere una politica italiana ma anche dell’Unione europea che abbia al centro la ricerca e l’innovazione, una politica che sostenga l’agricoltura come fattore strategico decisamente contrario a qualsiasi cibo sintetico. Solo in questo modo potremo veder consolidato il ritorno dei giovani in agricoltura che stiamo registrando come fattore positivo. Ma attenzione, i giovani non vanno delusi, anche perché sono coscienti che la scelta dell’imprenditore agricolo è sempre coraggiosa perché alla natura non si comanda. Per questo vanno sostenuti ed incoraggiati».

Quindi, conferma, «Io sono molto soddisfatto della mia scelta, che rifarei in tutte le fasi della mia età: da quella dello studio a quella dell’imprenditore agricolo».

Vista la sua formazione tecnico- professionale, chiediamo a Antoniolli qual è il suo rapporto con l’ambiente. «Un rapporto di grande sensibilità, che tutti gli imprenditori agricoli dovrebbero avere; nel complesso credo che come categoria agricola abbiamo fatto una grossa crescita nella sostenibilità ambientale, anche se purtroppo siamo spesso un facile bersaglio dei detrattori».

Prosegue Giampaolo: «Io non credo però che la risposta migliore venga dalla scelta del biologico, che ha dei grossi limiti, specialmente nelle stagioni primaverili troppo umide si arriva a superare i 20 trattamenti contro i 4-5 dell’integrato. Per me, il passaggio successivo all’integrato è il “non trattato”, obiettivo che potremo raggiungere con il forte supporto della ricerca che ci deve fornire piante sempre più resistenti ed altri suggerimenti per una drastica riduzione dei trattamenti».

 













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