Da Gardolo pacchi spediti in furgone in tutta la regione 

L’organizzazione. Il magazzino che dovrebbe sorgere a Trento su un terreno del Sait sarà il terminale di una rete capillare che si sta estendendo in tutta Italia, soprattutto al nord dove è boom dell’e-commerce  

Trento. Una trentina di magazzinieri e circa 70 autisti di furgoni per le consegne che saranno assunti da ditte esterne. Il conto è presto fatto. Il futuro centro di smistamento di Amazon previsto a Trento nord, sempre che tutti i passaggi burocratici per le pratiche urbanistiche abbiano buon esito, dovrebbe creare circa cento posti di lavoro.

Il colosso dell’e-commerce ha inaugurato meno di un anno fa, il 2 luglio 2019, un centro di smistamento leggermente più grande a Verona, nell’ex calzaturificio Antonini. Per il nuovo deposito Amazon ha assunto 30 persone a tempo indeterminato per il magazzino, mentre le aziende che si occupano della consegna delle merci hanno assunto circa 150 autisti. Ovviamente questi sono dipendenti di ditte di trasporto che lavorano in appalto e non sono dipendenti di Amazon.

A Trento il centro di distribuzione e smistamento dovrebbe essere leggermente più piccolo e avrebbe la funzione di servire tutta la regione. Amazon sta lavorando a progetti simili un po’ in tutta Italia, a Pisa, Rovigo, Parma e Genova e ha intenzione di assumere circa 2 mila persone tra il 2020 e il 2021. I magazzini di smistamento come quello che dovrebbe sorgere a Trento servono ad Amazon per incrementare la capacità e la flessibilità della logistica, in una regione che attualmente è servita solo dal piccolo centro di Lamar di Gardolo gestito interamente in appalto da una società di Vicenza. La costruzione del nuovo centro di smistamento garantirebbe consegne più veloci ai clienti e un servizio migliore per le aziende che vendono tramite Amazon e che beneficiano della sua rete di distribuzione.

Amazon è sbarcata nel 2010 in Italia. Il cuore dell’organizzazione si trova in provincia di Piacenza. Un grande edificio di quasi 100 mila metri quadrati nel quale lavorano più di mille dipendenti che raddoppiano nei periodi di attività più intensa, come per le consegne di Natale.

Nel novembre 2015 l’azienda di Bezos ha aperto il suo centro di distribuzione urbano a Milano per servire i clienti Amazon Prime Now, quelli che vengono serviti in una o al massimo due ore. Nel 2017 i centri di distribuzione di Passo Corese, in provincia di Rieti, e di Vercelli. Negli ultimi due anni sono stati realizzati il centro di smistamento Casirate d’Adda, in provincia di Bergamo, e una decina di depositi di smistamento, soprattutto nel nord Italia, tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna. A breve si aggiungerà quello di Casale sul Sile, in provincia di Treviso.

A Piacenza e negli altri centri di distribuzione arrivano dai vari produttori le merci vendute da Amazon. In questi centri vengono trattate sia le merci che vengono vendute e spedite direttamente da Amazon sia quelle che vengono solo spedite dal colosso dell’e-commerce. Questi sono il regno dei cosiddetti Picker, ovvero gli addetti che prelevano i vari prodotti che vengono ordinati dai clienti e che vengono riposti sugli scaffali in base a un ordine fintamente casuale che solo il cervellone del magazzino può decifrare e governare. Il picker preleva il prodotto e lo spedisce tramite un nastro trasportatore all’area in cui viene confezionato, da solo o insieme ad altri prodotti eventualmente ordinati dal cliente. Le merci poi vengono confezionate e spedite ai vari centri di smistamento. Il loro numero sta crescendo ad alto ritmo. Così come l’organizzazione di Amazon in Italia.

Insomma, dopo l’inaugurazione nel 2011 del centro di distribuzione di Castel San Giovanni, primo sito logistico di Amazon in Italia, è stato un susseguirsi di aperture di nuove strutture. In questi magazzini arrivano i tir con i pacchi confezionati nei grandi centri logistici e poi vengono caricati sui singoli furgoncini per raggiungere i sempre più numerosi clienti finali. U.C.