il personaggio

Cucinelli, il filosofo dell’imprenditoria: «Lavoriamo troppo»

Oggi alle 18 al Muse il re del cashmere made in Italy: «Fino a 15 anni facevo il contadino. Poi ho iniziato a leggere»

di Matteo Ciangherotti

TRENTO. «Quando, nel 1978, decisi di lanciarmi nell’affascinante avventura della maglieria, a Perugia, una delle capitali di questa produzione, erano attive oltre tredicimila persone. Trovai un finanziamento di 500 mila lire e un laboratorio che produsse cinque maglie in cashmere colorato per il campionario. Le vendite decollarono subito, soprattutto sul mercato tedesco. L’attività cresceva e presto maturò il momento di una decisione di fondo: rimanere una buona azienda fra tante oppure tentare il salto di qualità specializzandosi in un unico prodotto nel quale diventare i migliori? Scelsi il cashmere perché ultra specializzato: per la sua produzione, infatti, di tutto il vello si utilizza soltanto il pelo di una limitatissima area sotto la gola dell’animale».

Così nacque, quasi 40 anni fa, l’azienda di Brunello Cucinelli, sulle colline umbre, a Solomeo, una frazione del comune di Corciano in provincia di Perugia. Il cashmere prodotto in un piccolo borgo del Bel Paese, il capitalismo umanistico e un po’ filosofico, il Made in Italy, quello autentico che non ha ceduto alla delocalizzazione. Al Festival dell’Economia giunge uno di quegli esempi di imprenditoria destinati a scaldare i cuori. Cucinelli sarà protagonista del confronto “Oasi dell’innovazione” che andrà in scena questo pomeriggio (ore 18) al Muse.

All’incontro, organizzato dai giovani imprenditori della Confcommercio Trentino, parteciperà anche Davide Dattoli con il “suo” Talent Garden, la più estesa rete di coworking in Europa. Ma sarà più Cucinelli a catturare la curiosità e le attenzioni del pubblico.

Uno straordinario misto di imprenditore, filosofo, umanista, contadino, rivoluzionario moderato, mancato religioso, trascinatore, persona perbene. «Il nostro mal dell’anima è più forte di quello dei nostri genitori o dei nostri nonni, perché l’anima ha bisogno di mangiare tutti i giorni e noi dobbiamo curarla, nutrirla. Ogni mattina ci dovremmo svegliare pensando di essere il cinque per cento meglio del giorno prima. Dobbiamo trovare un lume della ragione diverso. Noi italiani siamo i primi a investire nei grandi ideali dell’uomo. Dobbiamo ricordarcelo».

Cucinelli lo ha fatto, rilanciato il capitalismo etico che fu di Adriano Olivetti e di altri imprenditori negli anni del dopoguerra, reinventandolo però in chiave contemporanea. Si è ricordato dei grandi ideali dell’uomo, destinando parte dei profitti della sua azienda alla cura del territorio, al recupero di monumenti, alla cultura in generale. Si è ricordato sostenendo iniziative filantropiche, e andando in giro per il mondo ad esporre le proprie convinzioni che ruotano tutte sul rispetto della dignità del singolo.

«Fino a 15 anni ho fatto il contadino. In casa non avevamo luce, acqua ed eravamo in 13. Vicino a noi viveva una famiglia di 14 persone e tutto intorno c’erano solo campi. Però sono stati 15 anni belli, perché non ho mai visto i miei genitori litigare. Ammetto: non ho studiato, ho vissuto dieci anni in quella scuola di vita che è il bar, dove non c’è ricco né povero, dove facevamo notte a parlare di tutto. Però ho cominciato a leggere, leggere, leggere…».

Il suo impegno per difendere la dignità dell’uomo viene dal ricordo di suo padre, umiliato dal lavoro di fabbrica. «Lavoriamo troppo. Dopo le cinque e mezzo devi essere libero dal lavoro, staccare il telefonino, puoi rimandare a domani. Noi italiani siano i migliori al mondo per formazione, storia, cultura. Sappiamo reagire con velocità. Siamo creativi, il nostro stile di vita è un modello». La sua azienda conta oggi 1.450 dipendenti, che entrano alle otto di mattina, fanno un’ora e mezza di pausa e alle cinque e mezza finiscono.