«Con Trump la storia va in retromarcia»

Rampini al Festival della green economy fra Usa e Cina. E in mezzo la salute (precaria e minacciata) della Terra


di Paolo Piffer


TRENTO. Per la salute del pianeta Terra sono tempi duri. Anche se non da oggi. Ma con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti la situazione potrebbe anche peggiorare, visto che già adesso gli Usa sono i secondi inquinatori del mondo, dopo la Cina, nonostante le politiche ambientaliste di Barack Obama. A ribadirlo, ieri all’auditorium di Lettere (affollato di studenti), in via Tommaso Gar, il giornalista del quotidiano “la Repubblica” Federico Rampini che da anni vive e lavora oltreoceano e che in precedenza è stato, per cinque anni, corrispondente da Pechino per il giornale romano e ora è pure entrato nel pantheon di Crozza che proprio l’altra sera in tv ne ha fatto l’imitazione. «Da Trump alla Cina cosa cambia per l’ambiente» il tema della serata, uno degli appuntamenti con il Festival della green economy, che si conclude oggi, promosso da università, fondazioni Bruno Kessler e Mach, Muse e Trentino sviluppo. Interlocutore del corrispondente dagli Stati Uniti, Alberto Faustini, direttore di “Trentino” e “Alto Adige”. «Siamo tornati all’epoca di George W. Bush – ha attaccato Rampini – quando a comandare erano i petrolieri e Wall Street. Trump ha detto, è notizia fresca fresca, che smantellerà i limiti che fissano dei tetti per le emissioni dell’anidride carbonica delle automobili e taglierà i fondi destinati all’agenzia per l’ambiente. Ai posti di comando dell’amministrazione sono in diversi quelli che hanno la missione di distruggere l’ambiente. E’ sconcertante che gli Usa si ritirino dalla lotta per la salvaguardia del pianeta». Il giornalista, allargando il campo, ha affermato che «viviamo in un momento in cui la Storia ha messo la retromarcia, e c’è da preoccuparsi. Anche perché - ha proseguito - cresce il gradimento e il fascino per gli uomini forti, alla Putin e alla Trump, appunto. Siamo in un periodo nel quale non dobbiamo dare per scontato che la democrazia sia per sempre. Dietro l’angolo potrebbero esserci nuovi autoritarismi». Virando sul pianeta Cina, Rampini ha sostenuto che «è l’unico Paese in grado di contrastare Trump che, se continua con le sue politiche protezionistiche, si troverà a scontrarsi commercialmente con Pechino. Un Paese che ha sostenuto lo sviluppo nascondendo un mondo di abusi nel campo dei diritti umani e che ora, in campo ambientale, vede nella lotta all’inquinamento uno dei suoi interessi principali, un problema drammatico da affrontare nella direzione di un’economia sostenibile». E l’Europa? «L’Unione europea è ormai spappolata – ha sottolineato il giornalista di Repubblica – Che possa svolgere un ruolo di contrappeso a Trump non ci crede nessuno, non ha alcun peso politico e le diseguaglianze al suo interno sono aumentate facendo crescere i populismi che giocano sulla delusione prodotta dalla globalizzazione. Ormai, il pendolo della Storia oscilla verso Cina e India».

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