Con “Cime di montagna” cannabis made in Bondone 

Agricoltura sperimentale. L’idea è di Andrea Cavatton che prende in affitto dei terreni incolti  e li usa per coltivare la canapa (rispettando i limiti di thc previsti) che poi vende nei tabacchini

di Daniele Peretti

Trento. Con “Cime di montagna” si inizia il gioco del doppio senso. “Cime” infatti possono essere le vette delle nostre montagne, ma anche la parte finale della canapa ed ecco come nasce un indovinato marchio commerciale che sposa l’ambiente montano, il territorio trentino, per una coltivazione biologica di cannabis che poi viene venduta del tutto legalmente come “prodotto da collezione” e come chiaramente indicato sulle confezioni “solo per gli usi consentiti dalla legge”. L’idea è di Andrea Cavatton che racconta: «Avevamo iniziato con un socio che poi ha preso una strada diversa, quindi ora sono il solo titolare dell’azienda. Per la produzione puntiamo su terreni incolti in quota che sono quelli meno contaminati che prendiamo in affitto breve». Nella zona di Terlago nasce così la “ Bondonhaze”, ai piedi del Calisio l’”Adamellow” e entro quest’anno sarà commercializzata una produzione coltivata sul Monte Baldo, versante gardesano. Il canale di vendita è unico: «Punto quasi esclusivamente sui tabaccai per un prodotto da banco contenuto in espositori con confezioni di diversa grammatura al prezzo medio di 10 euro al grammo, ovviamente thc nei limiti di legge e tutto legale». Il fatturato annuale? «Chiuderemo il 2019 tra gli 80 ed i 100 mila euro, considerando la diffusione nazionale. Alla fine direi che il margine di guadagno sia equo». E cosa ne pensano i rivenditori? Aurora Maestri e Paolo Rossato dell’edicola – tabacchi di viale Verona: «Parlo da antiproibizionista – ci di dice Paolo – e dico che si tratta del primo passo verso la legalizzazione. Il prodotto è di qualità, non è tagliato come tutti gli altri in commercio e la differenza in positivo è apprezzata». Un profilo del cliente? «Dai 40 anni in su, indifferentemente maschio o femmina che è in grado sia di apprezzare un prodotto di qualità che se lo può permettere a livello economico». Timori per il finire fuori legge? «Quando era previsto il sequestro in blocco della merce li avevamo. Oggi in occasione dei controlli periodici, prelevano dei campioni che essendo di prodotti assolutamente legali, non comportano nessuna conseguenza. Non ci sembra nulla di diverso rispetto alle sigarette: sui pacchetti sono chiaramente indicate le conseguenze per la salute, ma lo Stato le vende e ci guadagna. Direi che il non senso reale sia decisamente quello e non la vendita di un prodotto biologico e non impattante con la salute».