«Chi ha avuto il Covid immune a lungo» 

Il piano. Ferro dell’Apss spiega: «Gli studi, compreso il nostro sui comuni più colpiti, dimostrano che chi viene colpito dal virus è protetto  per molti mesi. E questo ci dice che il vaccino può funzionare. Ne avremo tra 17 e 20 mila dosi a breve. Già ordinati 15 superfrigo per conservarle»

di Ubaldo Cordellini

Trento. Chi contrae il virus è, in molti casi, immune e lo resta almeno per 6 mesi. E proprio su questa conclusione, che si basa anche sullo studio epidemiologico effettuato nei cinque comuni più colpiti in Trentino durante la prima ondata, si fonda la fiducia nella validità dei vaccini. Lo ha spiegato ieri il direttore del servizio di prevenzione dell’Azienda sanitaria Antonio Ferro commentando i risultati di uno studio di un pool di ricercatori americani che giunge a conclusioni simili a quelle della ricerca che il Trentino ha elaborato insieme all’Istituto superiore di Sanità. Ferro ha spiegato che l’Azienda sanitaria, proprio dopo aver constatato che si può conseguire l’immunità dopo aver contratto il virus, ha ordinato già 15 superfrigoriferi in grado di conservare le dosi di vaccino a una temperatura polare di meno 80 gradi. Apparecchiature necessarie soprattutto per il vaccino Pfizer, mentre quello della Moderna e quello di AstraZeneca, che vede il coinvolgimento anche di un’azienda italiana, non richiedono temperature così basse. Il dirigente dell’Apss spiega che l’immunità sarebbe comunque duratura, così come lo è per chi ha avuto il Covid 19: «Lo studio che abbiamo condotto insieme all’Istituto Superiore di Sanità sulla popolazione dei 5 comuni più colpiti in primavera ci ha dato la possibilità di identificare, grazie al test sierologico con il prelievo del sangue, 1400 persone che avevano contratto il virus all’inizio dell’epidemia. Poi li abbiamo esaminati a giugno, cioè 6 mesi dopo che avevano contratto il Covid, e abbiamo trovato che avevano sviluppato gli anticorpi cosiddetti anti spix che vengono definiti come neutralizzanti perché hanno un ruolo importantissimo nel proteggere la cellula. Infatti impediscono l’ingresso del virus nella cellula. Proprio la presenza di questi anticorpi è fondamentale e ci ha fatto capire che il vaccino può funzionare e durare anche a lungo. Infatti, la presenza a sei mesi dalla contrazione del virus degli anticorpi dimostra che la protezione dura a lungo e che il vaccino può avere effetti simili». Proprio uno studio americano condotto da 40 ricercatori di università diverse, tra i quali il professore italiano Alessandro Sette, del dipartimento di ricerca sui vaccini del La Jolla Institute of immunology di San Diego ha dimostrato che l’immunità di chi è stato colpito dal virus può durare, in molti casi ma non in tutti, almeno 8 mesi e anche anni. Lo studio americano, però, è stato condotto su 185 persone, mentre lo studio condotto in Trentino, ha esaminato 1400 persone, come ha spiegato Ferro. LOo studio americano, però, si è occupato anche del futuro constatando che i pazienti avevano sviluppato un numero tale di anticorpi che potrebbero assicurare una protezione per alcuni anni. E la speranza è che il vaccino possa avere gli stessi effetti, aggiunge Ferro: «Proprio la durata della protezione dimostra che il vaccino può funzionare molto bene». E per questo motivo l’Azienda sanitaria si è già preparata per tempo: «Abbiamo predisposto un piano organizzativo per la distribuzione e la conservazione del vaccino. Quando sarà pronto, e ci dicono a breve, il Trentino avrà all’inizio dalle 17 mila alle 20 mila dosi di vaccino che saranno distribuite alel categorie già individuate a livello nazionale, come è giusto che sia anche per evitare corse alla dose».

Le categorie indicate dal governo a livello nazionale per avere le dosi di vaccino sono prima gli operatori della sanità, subito dopo gli ospiti delle Rsa e gli operatori che ci lavorano e i pazienti immunodepressi. In vista della grande operazione di distribuzione e conservazione dei primi vaccini che arriveranno, l’Apss ha anche cercato di organizzarsi: «Abbiamo già ordinato 15 frigoriferi in grado di conservare a una temperatura di meno 80 gradi le dosi di vaccino. È pronto il piano per arrivare all’immunizzazione della popolazione. Prima saranno vaccinate tutte le categorie a rischio e poi tutti gli altri».