Calcestruzzi Atesini, in dodici senza lavoro

Aperta la procedura di mobilità dall’azienda con sede a Spini di Gardolo L’accusa dei sindacati: «Situazione frutto di scelte aziendali incomprensibili»

TRENTO. Rischiano il posto i dodici lavoratori della Calcestruzzi Atesini di Spini di Gardolo. Lo rendono noto i sindacati Cgil, Cisl e Uil in una nota nella qualche spiegano che «il 3 marzo scorso l'azienda ha comunicato ai sindacati l'apertura della procedura di mobilità, avviando di fatto i licenziamenti».

A perdere il lavoro adesso sono i dipendenti, poco meno della metà del totale, che - sempre secondo i sindacati - circa un anno fa decisero di non dimettersi volontariamente rifiutando, nei fatti, la proposta aziendale di un contratto a termine meno vantaggioso.

«Le problematiche della Calcestruzzi Atesini srl emergono un anno fa quando l’azienda decide di esternalizzare i propri servizi di trasporto di calcestruzzo alla Logistica Triveneta» - spiegano Sandra Ferrari della Fillea Cgil, Fabrizio Bignotti della Filca Cisl e Claudio Pitscheider della Feneal Uil. Stando ai sindacati le motivazioni per una riorganizzazione c'erano sono tutte: il perdurare della crisi che vede la perdita di clienti, i problemi a recuperare i crediti, le incertezze legate alla mancanza di appalti pubblici, una situazione che vede il subentro di un nuova proprietà che detta le condizioni per la continuazione dell’attività. «Una decisione tuttavia incomprensibile dell’azienda - insistono i sindacati - è stata quella di far cessare l’attività distributiva per riassumere subito tutti gli autisti delle autobetoniere, applicando non più il contratto dell’edilizia industria bensì uno più svantaggioso. Questi casi rientrerebbero secondo noi nei casi di cessione del ramo d’azienda che riconosce ai dipendenti l’obbligo in solido dei debiti aziendali, la continuità del rapporto di lavoro con il cessionario e la conservazione da parte del dipendente di tutti i diritti acquisiti».

Nel caso di calcestruzzi Atesini, invece, è stato chiesto ai lavoratori a tempo indeterminato di dimettersi a fronte di un nuovo contratto a termine della durata di 6 mesi che poi doveva trasformarsi in tempo indeterminato, rinunciando da subito alla possibilità di un paracadute di garanzie assicurato dalla Naspi. «E’ la storia di una azienda come tante altre, di lavoratori che si trovano a dover affrontare la perdita di un posto di lavoro, tra molteplici difficoltà economiche e la preoccupazione di trovarsi un’altra occupazione più precaria, frutto non solo della crisi ma di scelte aziendali che non tengono in adeguata considerazione gli interessi dei loro dipendenti» - aggiungono ancora i tre segretari.