Barbara ha perso la sua ultima battaglia

Scomparsa la dottoressa Soini, oncologa. Il ricordo dei colleghi: «E’ stata un esempio sul piano umano e professionale»


di Giancarlo Rudari


ROVERETO. Di lei si ricorderanno la professionalità, la dedizione al lavoro, la sua forza inesauribile e il suo sorriso. Anche quando la malattia stava per prendere il sopravvento. Lei, Barbara Soini, che ha curato e aiutato centinaia di ammalati di cancro, è scomparsa, beffa del destino, proprio a causa di un tumore. Aveva soltanto 49 anni, abitava con il marito Franco Torelli, ingegnere alla Iveco di Bolzano, e i figli Valentina (25 anni) e Leonardo (16) in via Bellavista ed era una stimata (da colleghi e pazienti) oncologa al Santa Chiara di Trento. Nata a Venezia, fin da piccola era venuta ad abitare a Rovereto. All’università di Padova gli studi in medicina, poi il matrimonio e per una quindicina di anni la coppia aveva abitato proprio a Padova. Il ritorno a Rovereto e quindi gli incarichi agli ospedali di Tione e di Arco. Ma una decina di anni fa, la dottoressa Barbara Soini, specializzata in ematologia e medicina interna, si “rimette in gioco”.

«Era venuta da me - ricorda il dottor Enzo Galligioni primario dell’unità operativa oncologica del Santa Chiara - per dirmi che voleva occuparsi dei pazienti oncologici. Ma non poteva passare direttamente da medicina ed ha dovuto partecipare al concorso. Questo per dire che lei non si tirava indietro a nuove sfide, anzi le affrontava con grinta e determinazione come ha sempre fatto anche quando era ammalata, anche quando riusciva, tra una terapia e l’altra, a tornare nel suo reparto, ad incontrare noi colleghi e seguire i suoi pazienti. Quando è venuta ha dato un impulso a tutti i livelli sia per le sue conoscenze professionali che per il suo carattere solare...» Di Barbara Soini, Galligioni parla sì di collega, ma anche e soprattutto di «amica fidata, sempre sorridente pur lavorando in maniera intensa: dal reparto di degente al day hospital alle cure palliative. Con noi colleghi e con i pazienti aveva un rapporto stupendo, superiore alla norma».

Quattro anni fa la malattia «affrontata con il coraggio e la forza che non si vedono in altri pazienti - prosegue il primario - Barbara ha portato al nostro interno la visione del malato e ci ha aiutato a farci capire e vedere alcuni aspetti che a volte ci sfuggono. Lei ha lottato fino all’ultimo, non ha mai smesso di sperare di tornare al lavoro. E anche quando le avevamo consigliato di fare domanda per il pensionamento, rinviava sempre per decidersi soltanto in dicembre... Di Barbara si possono dire tante cose, ma forse quella più importante è che lei ha saputo creare un clima che rendeva facile l’amicizia tra colleghi: anche nei momenti di scontro e di confronto, lei portava avanti le sue idee con determinazione ma alla fine arrivava a trovare un momento di sintesi utile...»

Gioviale, ironica, sempre attiva... anche quando si trattava di salire in sella ad una bicicletta per lunghe pedalate insieme a qualche collega. Anzi, no: un’amica. E infatti i familiari di Barbara Soini vogliono dire «grazie al dottor Galligioni ed agli affettuosissimi colleghi, anzi amici del reparto e tutti i colleghi del Santa Chiara di Trento...». Barbara, la dottoressa del sorriso, che è stata a fianco di moltissimi pazienti, non è riuscita a vincere la coraggiosa e faticosa battaglia vissuta con grande dignità fino alla fine. Ed ora, come hanno scritto i familiari nell’annuncio funebre «ha scelto un meritato riposo...»

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